Overblog Segui questo blog
Administration Create my blog
enricabonaccorti.overblog.com

Post recenti

ERRORI E ORRORI - ORRORI ED ERRORI

1 Agosto 2017 , Scritto da enrica bonaccorti

ERRORI E ORRORI - ORRORI ED ERRORI

Perché non compilare un elenco che dia indicazioni corrette a tutti coloro che in video o in radio, in diretta o come voce fuori campo, sono addetti alla comunicazione? Qui alcuni errori e orrori sentiti di persona, e quanti altri ce ne sarebbero... La pronuncia non è un’opinione, gli utenti hanno diritto di sentire, e dunque imparare, quella corretta. Basta confusione! 

 

PerfÓrmance - non PÉrformance (e se dicessimo Esibizione?..)

DepliÁnt - non DÉpliant (ignorare la t finale)

CollÁnt - non CÓllant (come sopra) 

VajÓnt - non VÁjont ( “ “ “ )

NÚoro - non NuÓro (come Nàpoli e non Napòli..) 

FacÓceri - non FacocÉri (v.f.c. in un documentario) 

Polpo (non Polipo) - (i polipi sono escrescenze della mucosa)

Leit motÍv  (non Leit mÓtiv) - è tedesco, non inglese - 

Media si pronuncia Media - (è latino, non inglese) non Midia

- a meno che non sia associata al termine ‘social’ - 

Castore e PollÚce - non PÓlluce  

CÁvea - non CavÉa 

LeccornÍa - non LeccÓrnia 

NeÒfite - non NeofÌte (come si sono definite tre presentatrici) 

Il Viola è un colore, ma se si VÍola la legge il colore non c'entra...  

 

A parte gli Errori di pronuncia, un Orrore molto diffuso è:

Ti faccio tanti in bocca al lupo! e la risposta è… Crepi!

Ma che italiano è “Ti faccio un in bocca al lupo?!?!!” Ogni volta è come sentire il gessetto che si spezza sulla lavagna!

E poi il lupo porta in bocca i cuccioli per spostarli e per proteggerli, e noi gli auguriamo di crepare? L’augurio è proprio di essere protetti come i cuccioli nella bocca del lupo! Dovremmo rispondere 'Grazie!' caso mai, o almeno 'Viva il lupo!' visto che qualche leggenda metropolitana ha cancellato la parola “Auguri”… 

...e per dirla tutta, se si cerca ‘talentuoso’ sul dizionario, non si trova. O meglio, c'è il rimando a ‘talentoso’ che sarebbe la 1' forma corretta...

 

P.S. Il titolo ‘Errori e Orrori - Orrori ed Errori’ evidenzia che la ‘d’ si aggiunge solo quando si incontrano vocali uguali. Esempi: ‘e altri - ad altri / e ora - ed era / Enrica e Anna - Anna ed Enrica’ 

 
Mostra altro

Via libera all'Inno? Mi dispiace molto. Decisione superficiale di chi ignora o non vuol sapere.. Ma a qualcuno in questo Paese interessa ancora la verità?.

19 Luglio 2017 , Scritto da enrica bonaccorti

Via libera all'Inno? Mi dispiace molto. Decisione superficiale di chi ignora o non vuol sapere.. Ma a qualcuno in questo Paese interessa ancora la verità?.

Mameli sarà inno ufficiale: via libera alla Camera

ROMA - La Commissione Affari costituzionali della Camera ha approvato all'unanimità il Canto degli italiani di Mameli come 

inno nazionale. 

 

Questo apprendo oggi. Mi dispiace. Ecco perché. 

Come dico e scrivo da quasi 20 anni.

 

 I N N O  D’ITALIA

 Approfondimento / Scoperta / Proposta

 

 

Vorrei sottoporre all'attenzione delle nostre Istituzioni un tema che ho iniziato ad approfondire durante i Mondiali del 1998, quando i giornali titolavano ‘Scandalo!’ per nostri calciatori che rimanevano a labbra serrate durante l’esecuzione del nostro Inno. In quell’occasione il nostro ex presidente Ciampi espresse il suo rammarico, ma edulcorò il suo giudizio per la difficoltà del testo, aggiungendo, testuale: “Il nostro Inno, sì, è una marcetta, ma ormai quando sento le prime note e quelle prime parole, Fratelli d’Italia, il mio spirito nazionale si alza automaticamente in piedi pronto a cantare con la mano sul cuore”. 

Fu esattamente questa la frase che mi fece scaturire un’idea, semplice e rivoluzionaria allo stesso tempo, sorprendente persino per chi l’ha pensata. Ma prima dell’idea, voglio condividere quello che è venuto fuori dal serio approfondimento sul nostro Inno che ho messo in atto da allora.

A iniziare dal titolo: quanti lo conoscono? 

Se lo si chiede, tutti rispondono 'Inno di Mameli'.

Quando comunichi che non è il vero titolo la prima reazione è di stupore, poi si azzarda: “Allora è ‘Fratelli d’Italia’...?” Alla notizia che neppure questo è quello giusto, arriva solo un attonito silenzio. Davvero pochi quelli conoscono il titolo esatto: "Il Canto degli italiani” di Novaro – Mameli.  

Fra l’altro mi chiedo: perché non lo si chiama caso mai 'Inno di Novaro?' cioè dell'autore della musica e non dell'autore delle parole, come è consuetudine, se non regola? 

Sarebbe come dire non l’Aida di Verdi ma l’Aida di Ghislanzoni, non il Flauto magico di Mozart, ma di Shikaneder!  I librettisti e non i musicisti! Strano davvero.. sembra quasi un ‘accanimento di paternità’.. e forse lo è... perché è altamente probabile che il cosiddetto ‘Inno di Mameli’ non sia stato scritto da Mameli! 

Molti indizi portano a considerare che il giovane Goffredo (19 anni) si sia attribuito la paternità di un testo scritto dall’anziano Priore del convento di Càrcare nell’entroterra savonese, dove la famiglia aveva collocato il ragazzo, ricercato dopo un pestaggio con un compagno. 

Un primo spunto di riflessione sono le lettere che in quei mesi Goffredo spedì dal convento all’amico Canale e alla madre, che documentano uno stile di scrittura povero, molti errori di grammatica e un autoritratto ben poco eroico-risorgimentale: “Sono arrivato ‘morto di sogno’ ma io qui me la passo benissimo, mangio per quattro, dormo molto, non faccio nulla, penso meno, e questo è l'ideale del mio Paradiso, spero che voialtri farete altrettanto!” 

A parte i concetti non proprio eroici, questo era lo stile del ragazzo Goffredo, che negli stessi giorni, avrebbe scritto il nostro Inno, con uno stile ben lontano da quello dei versi che conosciamo, in ritmo senario, con i numerosi riferimenti colti di chi ha fatto studi approfonditi su secoli e secoli di storia. A partecipare famoso ‘elmo di Scipio', il testo è costellato di rimandi di grande cultura difficili da ascrivere a un 19enne focoso. 

Oltre le congetture, quello che è certo è il racconto che lo stesso Michele Novaro, il musicista, fece anni dopo in occasione di una commemorazione di Mameli: il testo del nostro Inno gli arrivò proprio da quel convento di Carcare tramite Ulisse Borzino che, mentre stava andando a Torino, era passato a trovare il comune amico Goffredo. 

Questi glielo affidò chiedendogli di portarlo a Novaro 'da parte sua' e che provasse a musicarlo. Borzino trovò il ventiduenne Michele Novaro a una riunione a casa di Lorenzo Valerio, esponente dei liberali piemontesi. Appena Novaro lesse i versi, cominciò subito a comporre la musica ma “nella mia agitazione rovesciai la lucerna sul cembalo e per conseguenza anche sul povero foglio”. Un 'foglio' arrivato 'da parte di'. Ma scritto da..? 

Padre Atanasio Canata, il Priore del convento di Càrcare da cui era partito il prezioso povero foglio, era conosciuto proprio come erudito letterato, prolifico autore di orazioni e versi in ritmo senario che richiamano quelli del nostro inno in modo inequivocabile. “La Patria chiamò” così conclude una delle sue odi. E così lo analizza un autorevole storico contemporaneo,  il professor Aldo Mola, esperto della nostra storia risorgimentale: “Tutte le sue opere sono infuse del cristianesimo liberale di ispirazione giobertiana, lo stesso che si ritrova nell’Inno: 'l’unione e l’amore / rivelano ai popoli / le vie del Signore'. A noi rivelano che l’autore era un papista, non un rivoluzionario mazziniano”. Incredibili poi alcuni versi del Priore del convento che fanno perlomeno riflettere: “Meditai per la Patria robusto un canto / ma venali menestrelli si rapìan dell’arte il vanto / Sulla sorte dei fratelli / non profuse allor che pianto / e aspettando nel suo cuore / si rinchiuse il pio cantore” e addirittura in un appunto: “E scrittore sei tu? Ciò non mi quadra, una gazza sei tu, garrula e ladra". Intuibile il destinatario...  

Ma se si ripercorre la storia de “Il Canto degli italiani” emergono molte altre cose interessanti e curiose. Per esempio che già pochi mesi dopo la sua prima esecuzione, si pensò di sostituirlo: Mazzini chiese una nuova musica a Giuseppe Verdi, e pensò di affiancargli il giovane Mameli per le parole, visto il 'talento' dimostrato. Ma il testo proposto dal ragazzo Goffredo, dall’aggressivo titolo ‘Il Canto di guerra’, non fu, per usare un eufemismo, molto apprezzato, e fece la stessa fine rovente del foglio sul cembalo di Novaro, finendo, questa volta non accidentalmente, nel fuoco di un camino.  Così rimase ‘Il Canto degli Italiani’, destinato a divenire di lì a poco ‘l’Inno di Mameli’ per la morte prematura del ragazzo: ferito accidentalmente in modo non particolarmente grave a una gamba dalla baionetta di un commilitone, come egli stesso scrisse alla madre, venne curato male, si decise troppo tardi l'amputazione della gamba e morì poco dopo per la sopravvenuta infezione il 6 luglio 1849 a soli 21 anni.

Attorno a Mameli crebbe la leggenda, l'eroe morto in battaglia e il grande poeta! In due giorni diventò il campione di una realtà che non era la sua. Inno compreso.

Insomma: noi ci teniamo un Inno che non ci piace, difficile da capire e difficile da ricordare, lo chiamiamo non con il suo vero titolo "Il canto degli italiani" ma ‘Inno di Mameli’ col nome di un più che probabile falso autore, e non della musica, che di regola individua il brano, ma delle famose e fumose parole. Mi sembra che ci sia molto su cui riflettere. 

E proprio riflettendo su tutto questo e partendo dalle parole di Ciampi, ecco l’idea semplice rivoluzionaria e sorprendente anche per chi l’ha avuta: mantenendo la musica e le prime irrinunciabili parole ‘‘Fratelli d’Italia’’, si potrebbero cambiare le altre? Sì, nulla vieta di adeguarlo

In altre nazioni l’hanno fatto, Belgio e Polonia fra gli altri, ma l’esempio più forte ci viene dalla Russia, dove, nello smantellamento di tutti i simboli riconducibili al passato comunista, si era sostituito l’Inno tradizionale con uno nuovo di zecca, che non fu accettato dal popolo. Il governo decise allora di tornare a quello tradizionale, ma lasciando solo la musica e cambiando il testo adeguandolo al presente. Il popolo, già abituato a quelle note, lo approvò subito e tuttora per tutti i russi rappresenta la nazione. 

Dunque si potrebbe intervenire allo stesso modo anche in Italia, sempre rispettando gli alti concetti e la grande storia che hanno portato all’indipendenza il nostro Paese. Come suggeriva Ciampi, non cambierei quel perfetto ‘Fratelli d’Italia’ che così positivamente ci identifica, le sole parole del testo belle e giuste, le uniche in grado di stimolare il senso di appartenenza che un Inno richiede. 

Perché, senza arrivare a strofe che non si pronunciano mai, come “il ‘sangue polacco bevè col cosacco” oppure “i bimbi d’Italia si chiaman Balilla”, il testo del  nostro Inno non ha un solo verso che possa trasmettere un’aggregante emozione nazionale. Al contrario… 

Basti pensare a quel “schiava di Roma” che anche per quanti (quanti?) hanno capito il riferimento alla Vittoria, è comunque automaticamente non inclusivo, se non respingente. E non ci si può certo entusiasmare dichiarando ripetutamente “siam pronti alla morte siam pronti alla morte” oppure cantando la seconda strofa: “noi siamo da secoli calpesti e derisi”.  

Forse per questo, da quando è ‘tornato di moda', ripetiamo sempre la prima strofa al posto della seconda? Con quelle parole sarebbe più facile deprimersi che entusiasmarsi. 

Credo che da un Inno ci si debba aspettare altro.  

Ma nel nostro Paese qualsiasi proposta alternativa ha trovato silenzio, fastidio se non indignazione, e tanta ironia. Perché nessuno si è mai voluto far carico di un approfondimento? Forse perché sarebbe impopolare? 

“Giù le mani dall’Inno di Mameli!”  Questa è l’unica risposta. 

La verità, quando è scomoda, non la si cerca per paura di trovarla… Peccato, perché credo che in questo Paese ci sia un gran bisogno di verità. Forse fare questa ‘rivoluzione’ intorno al nostro Inno stimolerebbe la rinascita di quell’orgoglio nazionale che dà forza e coesione ai popoli nei momenti difficili, e senza invocare né la morte né la ‘coorte’. 

Da semplice cittadina che non resiste alla passione per le sue idee e per il suo Paese, spero che qualcuno trovi il coraggio di... avere coraggio, e affrontare la semplice verità: ci sono forti probabilità, quasi evidenze, che il nostro Inno nazionale, il cosiddetto ‘Inno di Mameli’, non sia di Mameli. Non credo sia giusto licenziare senza vaglio e approfondimento un simbolo così importante, che fuori da ogni logica, ma forse non a caso, è rimasto ‘provvisorio’ per un tempo così lungo, Ma ora, in raro accordo trasversale, la politica dichiara “viva soddisfazione per il disegno di legge Mameli”. 

Viva soddisfazione di essere rappresentati da un falso? Almeno fosse un capolavoro.           

Grazie per l’attenzione   Enrica Bonaccorti 

                                                                                                                      

Mostra altro

Almeno non chiamiamolo INNO DI MAMELI...

1 Luglio 2017 , Scritto da enrica bonaccorti

 I N N O  D’ITALIA

 

Da un’Idea a una Proposta 

Da un Approfondimento a una Scoperta..

 

 

Vorrei sottoporre all'attenzione delle nostre Istituzioni un tema che ho iniziato ad approfondire durante i Mondiali del 1998, quando i giornali titolavano ‘Scandalo!’ per nostri calciatori che rimanevano a labbra serrate durante l’esecuzione del nostro Inno. In quell’occasione il nostro ex presidente Ciampi espresse il suo rammarico, ma edulcorò il suo giudizio per la difficoltà del testo, e aggiunse, testuale: “Il nostro Inno, sì, è una marcetta, ma ormai quando sentiamo le prime note e quelle prime parole, Fratelli d’Italia, il mio spirito nazionale si alza automaticamente in piedi pronto a cantare con la mano sul cuore”. 

Fu esattamente questa la frase che mi fece scaturire l’idea, semplice e al tempo stesso sorprendente persino per chi l’ha pensata: se mantenendo la musica e le prime irrinunciabili parole ‘‘Fratelli d’Italia’’, si potrebbero cambiare le altre? Sì, nulla vieta di adeguarlo. In altre nazioni l’hanno fatto, Belgio e Polonia fra gli altri, ma l’esempio più forte ci viene dalla Russia, dove, nello smantellamento di tutti i simboli riconducibili al passato comunista, si era sostituito l’Inno tradizionale con uno nuovo di zecca, che non fu accettato dal popolo. Il governo decise allora di tornare a quello tradizionale, ma lasciando solo la musica e cambiando il testo adeguandolo al presente. Il popolo, già abituato a quelle note, lo approvò subito e tuttora rappresenta la nazione. Dunque si potrebbe intervenire allo stesso modo anche in Italia, sempre rispettando gli alti concetti e la grande storia che hanno portato all’indipendenza il nostro Paese. 

Come suggeriva Ciampi, non cambierei quel perfetto ‘Fratelli d’Italia’ che così positivamente ci identifica, le sole parole del testo belle e giuste, le uniche che possano stimolare il senso di appartenenza che un Inno richiede. Perché, senza arrivare a strofe che non si pronunciano mai, come “il ‘sangue polacco bevè col cosacco” oppure “i bimbi d’Italia si chiaman Balilla”, il testo del  nostro Inno non ha un solo verso che possa trasmettere un’aggregante emozione nazionale. Anzi! 

Basta pensare a quel “schiava di Roma” che anche per quanti (quanti?) hanno capito il riferimento alla Vittoria, è sempre, per chi più per chi meno, irritante. E non ci si può certo entusiasmare dichiarando ripetutamente “siam pronti alla morte siam pronti alla morte” o cantando la seconda strofa: “noi siamo da secoli calpesti e derisi”.  

Forse per questo, da quando è ‘tornato di moda', ripetiamo sempre la prima strofa al posto della seconda? Con quelle parole sarebbe più facile deprimersi che entusiasmarsi. 

Credo che da un Inno ci si debba aspettare altro. 

Ma nel nostro Paese qualsiasi proposta alternativa ha trovato silenzio, fastidio se non indignazione, e tanta ironia. Eppure c’è molto da dire, a iniziare dal titolo: quanti lo conoscono? 

Se lo si chiede, tutti rispondono 'Inno di Mameli'.

Quando comunichi che non è il vero titolo la prima reazione è di stupore, poi si azzarda ‘Fratelli d’Italia’...? Alla notizia che neppure questo è quello giusto, arriva solo un attonito silenzio. 

Davvero pochi quelli che lo conoscono: "Il Canto degli italiani” di Novaro – Mameli,  ecco il titolo esatto e sconosciuto. 

Fra l’altro mi chiedo: perché non lo si chiama caso mai 'Inno di Novaro?' cioè dell'autore della musica e non dell'autore delle parole, come è consuetudine, se non regola? 

Sarebbe come dire l’Aida di Ghislanzoni e non l’Aida di Verdi, il Flauto magico di Shikaneder, non di Mozart! I librettisti e non i musicisti!

Sembra quasi un ‘accanimento di paternità’.. e forse lo è... perché pare che il cosiddetto ‘Inno di Mameli’ non sia stato scritto da Mameli! 

Molti indizi portano a considerare che il giovane Goffredo si sia attribuito la paternità di un testo scritto dall’anziano Priore del convento di Càrcare nell’entroterra savonese, dove il ragazzo, ricercato per sommossa dopo un pestaggio con un compagno, si era rifugiato. Spunto di riflessione sono le lettere che Goffredo spedì in quei mesi dal convento all’amico Canale o alla madre, che documentano uno stile di scrittura povero, molti errori di grammatica e un autoritratto ben poco eroico: “Sono arrivato ‘morto di sogno’ ma io qui me la passo benissimo, mangio per quattro, dormo molto, non faccio nulla, penso meno, e questo è l'ideale del mio Paradiso, spero che voialtri farete altrettanto!” 

A parte i concetti non proprio eroici, questo lo stile del ragazzo Goffredo, che a 19 anni e negli stessi giorni, avrebbe scritto il nostro Inno, stile ben lontano da quello dei versi che conosciamo, in ritmo senario, con numerosi riferimenti colti di chi ha fatto studi approfonditi su secoli e secoli di storia. Un storico esperto, che a parte 'l'elmo di Scipio', riempie il testo di rimandi di grande cultura difficili da ascrivere a un ragazzo focoso di 19 anni. 

Oltre le congetture, quello che è certo è il racconto che lo stesso Michele Novaro, il musicista, fece anni dopo in occasione di una commemorazione di Mameli: il testo del nostro Inno gli arrivò proprio da quel convento di Carcare tramite Ulisse Borzino che, mentre stava andando a Torino, era passato a trovare il comune amico Goffredo. 

Questi glielo affidò chiedendogli di portarlo a Novaro 'da parte sua' e che provasse a musicarlo. Borzino trovò il ventiduenne Michele Novaro a una riunione a casa di Lorenzo Valerio, esponente dei liberali piemontesi. Appena Novaro lesse i versi, cominciò subito a comporre la musica ma “nella mia agitazione rovesciai la lucerna sul cembalo e per conseguenza anche sul povero foglio”. Un 'foglio' arrivato 'da parte di'. Ma scritto da..? 

Padre Atanasio Canata, il Priore del convento di Càrcare da cui era partito il prezioso povero foglio, era conosciuto proprio come erudito letterato, prolifico autore di orazioni e versi in ritmo senario che richiamano quelli del nostro inno in modo inequivocabile. “La Patria chiamò” così conclude una delle sue odi. E così lo analizza un autorevole storico contemporaneo,  il professor Aldo Mola, esperto della nostra storia risorgimentale: “Tutte le sue opere sono infuse del cristianesimo liberale di ispirazione giobertiana, lo stesso che si ritrova nell’Inno: 'l’unione e l’amore / rivelano ai popoli / le vie del Signore'. A noi rivelano che l’autore era un papista, non un rivoluzionario mazziniano”. Incredibili poi alcuni versi del Priore del convento che fanno perlomeno riflettere: “Meditai per la Patria robusto un canto / ma venali menestrelli si rapìan dell’arte il vanto / Sulla sorte dei fratelli / non profuse allor che pianto / e aspettando nel suo cuore / si rinchiuse il pio cantore” e addirittura in un appunto: “E scrittore sei tu? Ciò non mi quadra, una gazza sei tu, garrula e ladra" 

Intuibile il destinatario...  

Ma se si ripercorre la storia de “Il Canto degli italiani” emergono molte altre cose interessanti e curiose. Per esempio che già pochi mesi dopo la sua prima esecuzione, si pensò di sostituirlo: Mazzini chiese una nuova musica a Giuseppe Verdi, e pensò di affiancargli il giovane Mameli per le parole, visto il 'talento' dimostrato. Ma il testo proposto dal ragazzo Goffredo, dall’aggressivo titolo ‘Il Canto di guerra’, non fu, per usare un eufemismo, molto apprezzato, e fece la stessa fine rovente del foglio sul cembalo di Novaro, finendo, questa volta non accidentalmente, nel fuoco di un camino.  Così rimase ‘Il Canto degli Italiani’, destinato a divenire di lì a poco ‘l’Inno di Mameli’ per la morte prematura del ragazzo: ferito accidentalmente in modo non particolarmente grave a una gamba dalla baionetta di un commilitone, come egli stesso scrisse alla madre, venne curato male, si decise troppo tardi l'amputazione della gamba e morì poco dopo per la sopravvenuta infezione il 6 luglio 1849 a soli 21 anni.

Attorno a Mameli crebbe la leggenda, l'eroe morto in battaglia e il grande poeta! In due giorni diventò il campione di una realtà che non era la sua. Inno compreso.

Insomma: noi ci teniamo un Inno che non ci piace, difficile da capire e difficile da ricordare, lo chiamiamo non con il suo vero titolo "Il canto degli italiani" ma ‘Inno di Mameli’ col nome di un più che probabile falso autore, e non della musica, che di regola individua il brano, ma delle famose e fumose parole.
Mi sembra che ci sia molto su cui riflettere. 

Perché nessuno si è mai voluto far carico di un approfondimento sicuramente scomodo e impopolare? È scomoda e impopolare la verità?

Peccato, perché credo che in questo Paese ci sia un gran bisogno e una gran voglia di verità. Forse fare questa ‘rivoluzione’ intorno al nostro Inno stimolerebbe la rinascita di quell’orgoglio nazionale che dà forza e coesione ai popoli nei momenti difficili, e senza invocare né la morte né la ‘coorte’. 

Da semplice cittadina che non resiste alla passione per le sue idee e per il suo Paese, spero che qualcuno trovi il coraggio di.. avere coraggio, e affrontare una semplice verità: ci sono forti probabilità, quasi evidenze, che il nostro Inno nazionale, il cosiddetto ‘Inno di Mameli’, non sia di Mameli. Non credo sia giusto licenziare senza vaglio e approfondimento un simbolo così importante, che fuori da ogni logica, ma forse non a caso, è rimasto ‘provvisorio’ per un tempo così lungo, Ma ora, in raro accordo trasversale, la politica dichiara “viva soddisfazione per il disegno di legge Mameli”. Viva soddisfazione di essere rappresentati da un falso? Almeno fosse un capolavoro.           

Grazie per l’attenzione   Enrica Bonaccorti 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PS. Corredo la proposta di modifica del testo con un’ipotesi che - tengo a precisare - non vuole proporsi come ‘testo alternativo’, ma solo come un esempio di come si possano esprimere gli stessi concetti comprendendo ciò che si dice, e persino entusiasmandosi. 

Ma sono certa che in un Paese di poeti, oltre ai navigatori e tutti gli altri, ci siano autori ben più di me all’altezza di un progetto così significativo. Non per passare alla storia ho lanciato questa proposta, ma con la speranza di aprire un dibattito sul cosiddetto ‘Inno di Mameli’. Se è così importante come manifestano i nostri rappresentanti istituzionali, che con occhi lucidi e la mano sul cuore intonano di esser pronti alla morte, spero dimostrino questo grande amor di patria non solo nella forma, ma restituendo la dignità e l’attenzione che merita al più forte elemento simbolico che, insieme al tricolore, rappresenta l’Italia. 

 

 

L’  I  N  N  O      D E G L I      I  T  A  L  I  A  N  I

 

FRATELLI  D’ITALIA

L’ITALIA E’ QUESTA 

DAI  MARI   AI  MONTI

ALZIAMO  LA  TESTA

PERCHE’  LA  VITTORIA

E’  GIA’  NELLA  STORIA

CHI  GRANDE  E’  GIA’  STATO

PIU’  GRANDE   SARA’

 

FRATELLI    SORELLE

ORGOGLIO  D’ITALIA

CONQUISTA  DEI  PADRI

DELLA  NOSTRA  PATRIA

NOI  FIGLI  SAPPIAMO

CHE  E’  GRAZIE  AL  CORAGGIO

DI  LOTTE  LONTANE

L’ITALIA  CHE  C’E’

 

IL  CUORE  D’ITALIA

E’  SEMPRE  PIU’  FORTE. 

IN  QUALUNQUE  SORTE

NON  SI  FERMERÀ

PORTIAMO  L’ITALIA

OVUNQUE  NOI  SIAMO

E’  TUTTA  DA  AMARE

IDDIO  LA  CREÓ

                                                                                                                             enrica bonaccorti – 1998

 

Mostra altro

MADRE MIA che sei nei cieli - PREGHIERA LAICA

14 Maggio 2017 , Scritto da enrica bonaccorti

MADRE MIA  che sei nei cieli - PREGHIERA LAICA

Madre mia  che  sei  nei cieli

sia  ricordato  il  tuo nome

si  avveri  il  tuo  sogno

fa  che  la  tua  bontà 

dal cielo   mi  guidi  in  terra

Dammi  sempre  il tuo aiuto  quotidiano

e comprendi  i  miei  peccati

così  come  io  capirò

quelli  degli  altri  peccatori

Ma  aiutami  a  resistere  alle tentazioni

e  liberami  dal  male

Mamma

 
Mostra altro

È passato lo straniero🎼... questa volta per fortuna! @dariofrance

7 Maggio 2017 , Scritto da enrica bonaccorti

È passato lo straniero�... questa volta per fortuna!  @dariofrance

"La riscossa dei musei italiani salvati dai direttori stranieri" titola la Stampa..
 
L'avevo sempre detto io! Perché solo i calciatori? In ogni campo, quando serve, prendiamoli all'estero! Beh, è successo, e con grande successo‼️
Grazie alla tanto criticata riforma di Franceschini che ha permesso una selezione internazionale, sette direttori stranieri hanno preso in carico i maggiori musei italiani e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: boom di visitatori, scelte logistiche e organizzative che hanno anche sveltito le file. Qualche numero: entrate oltre il 10% in più agli Uffizi (Elke Schmidt) quasi il 6% a Brera (Peter Bradburne), a Urbino il Ducale (Peter Aufreiter) registra il 40% in più di introiti, a Mantova il Palazzo Ducale (Peter Assman) arriva a più 51%, per non parlare di Capodimonte (Sylvain Bellenger) che a Pasqua ha registrato un + 120%! E anche a Paestum è andata benissimo. Allora avevo ragione... quando serve, prendiamoli all'estero! Cosa aspettiamo a informarci su chi si occupa delle nettezza urbana a Lugano o su chi gestisce la manutenzione del manto stradale a Tokyo? Poi passiamo il numero alla Raggi. 

Mostra altro

"La riscossa dei musei italiani salvati dai direttori stranieri" titola La Stampa

6 Maggio 2017 , Scritto da enrica bonaccorti

La nascita di Venere viaggia leggera..

La nascita di Venere viaggia leggera..

 

 

Nel 2015 le nomine provocarono molte polemiche. Ma il boom di visitatori premia la gestione dei nuovi manager

 

 

L'avevo sempre detto io! Perché solo i calciatori? In ogni campo, quando serve, prendiamoli all'estero! Beh, è successo, e con grande successo‼️Grazie alla tanto criticata riforma di Franceschini che ha permesso una selezione internazionale, sette direttori stranieri hanno preso in carico i maggiori musei italiani e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: boom di visitatori, scelte logistiche e organizzative che hanno anche sveltito le file. Parlano i numeri: entrate oltre il 10% in più agli Uffizi (Elke Schmidt) quasi il 6% a Brera (Peter Bradburne), a Urbino il Ducale (Peter Aufreiter) registra il 40% in più di introiti, a Mantova il Palazzo Ducale (Peter Assman) arriva a più 51%, per non parlare di Capodimonte (Sylvain Bellenger) che a Pasqua ha registrato un più 120%! (Non era quel direttore contestato dai dipendenti perché lavorava troppo?...) E anche a Paestum è andata benissimo. Ma se ci informassimo su chi si occupa delle pulizie cittadine a Lugano o della manutenzione del manto stradale a Tokyo? 

 

Mostra altro

Siamo senza parole e senza conoscenze. Siamo senza.

4 Maggio 2017 , Scritto da enrica bonaccorti

Siamo senza parole e senza conoscenze. Siamo senza.

Ho appena visto "Le parole" il programma che Massimo Gramellini conduce su Raitre il sabato sera. L'avevo registrato, e così non mi sono persa quel breve e disgustoso servizio sulle conoscenze di base della nostra gioventù. Il disgusto lo provocano le loro risposte: Leonardo dipinge la Gioconda nel 20' secolo, l'unità d'Italia verso il 1980/85, in altre inchieste ho sentito collocare Hitler negli anni '70 o attribuire "I promessi sposi" a Dante. E Leonardo da Vinci dov'è nato? Non ce n'è stato uno che abbia risposto Vinci! Per molti era Milano, o Toscana, Ravenna.. e persino Bollate! Forse c'è una via Leonardo da Vinci ed è bastato per dargli i natali? Sì, ci può far ridere, ci può far sentire superiori, ma spero ci faccia sentire soprattutto disperati! Senza parlare dell'incapacità di esprimersi, della miseria lessicale, della ripetizione di frasi fatte... È a loro, a questa vasta generazione che a breve sarà affidata la crescita, lo stile, la gestione del nostro Paese. Con queste e altre premesse, se guardo al futuro.. preferisco chiudere gli occhi.

Mostra altro

'LA SCIENZA NON È SPETTACOLO' scriveva Boncinelli sul Corriere l'anno scorso. E io aggiunsi.....

22 Aprile 2017 , Scritto da enrica bonaccorti

 

Parole sante quelle del professor Boncinelli, persino troppo lievi nella condanna al pressapochismo imperante sui temi scientifici che come viene sottolineato, nel nostro Paese sono soprattutto inerenti alla medicina come i vaccini. Ancora più colpevole dunque l'informazione non corretta, perché la medicina, più dell'astronomia per esempio, attraversa direttamente la vita di noi cittadini. Ecco perché mi augurerei che, oltre alla giustissima condanna delle eclatanti quanto improprie affermazioni sui vaccini, si desse più attenzione a Tutte le comunicazioni in questo campo. Purtroppo è vero che "siamo un popolo di impreparati che pensano di sapere tutto", ma noi cittadini non abbiano il Dovere di informarci su ogni tema, piuttosto abbiamo il Diritto di avere le informazioni corrette, a cominciare dai termini con cui si definiscono le sindromi di cui si parla. Siamo forse superficiali e approssimativi perché spesso lo sono le fonti? Far scorrere sul sottopancia di un TG un titolo come "Sharon morto dopo otto anni di coma", per non parlare delle comunicazioni  sul famoso caso Englaro, è sicuramente dare informazioni  scorrette, dato che si può sopravvivere in stato di coma al massimo tre-quattro settimane, poi non si può più parlare di coma. Ma in quanti lo sanno, viste le comunicazioni correnti? In un Paese che ha il non onorevole 3' posto nella classifica mondiale della distanza fra la percezione e la realtà, chi fa comunicazione, soprattutto su certi temi, non dovrebbe profferire verbo senza essere certo di dire la cosa corretta. Senza scomodare la deontologia, si chiama responsabilità. 

 

18 maggio 2016                                            Enrica Bonaccorti

Mostra altro

🇪🇺 Un altro No⁉️ NO! 1997/2017 Dalla speranza alla necessità #Europa

23 Marzo 2017 , Scritto da enrica bonaccorti

Un altro No⁉️ No‼ Ora più che mai dovremmo recuperare quel concetto di unità alla base del progetto di Spinelli, che vedeva in un modello federativo la possibilità di rinascita per il nostro continente, ridotto a brandelli dalla 2' guerra mondiale. Ora invece, in pericoloso bilico speculare su futuri bellici, ci permettiamo il lusso di ignorare la saggezza dell'Unione che fa la forza, restringendo i nostri già esigui confini a territori sempre più frazionati. Il nostro Continente, così attaccato alle sue radici da dimenticarne le contaminazioni, così orgoglioso della sua indipendenza tanto da volerne una personale a ogni confine, si ritrova ora accerchiata a ovest dall'America di Trump, a est dalla Russia di Putin e più a sud dalla Turchia di Erdogan. A nord abbiamo il distacco della Brexit e la sospettosa prudenza dei paesi scandinavi. E noi ci dividiamo? 
Invece di lamentarci fino a digrignare i denti quando "ce lo chiede l'Europa', dovremmo essere noi l'Europa, con regole quanto più possibile simili, con assoluta parità di stipendi per i suoi parlamentari, senza confini interni per difendere insieme quelli esterni, con una rete di comunicazioni diffusa e immediata come fosse un gruppo in chat su WhatsApp, e via così. Accadrà? No, noi alziamo muri, ci dividiamo, ognuno paga la sua bolletta e chiude a chiave la porta di casa. Peccato, perché credo che presentarsi sul tavolo internazionale come Stati Uniti d'Europa restituirebbe a questo nostro piccolo prezioso continente la forza che ci serve e l'identità che ci appartiene.  ​

Mostra altro

SE PUÒ SERVIRE...

16 Marzo 2017 , Scritto da enrica bonaccorti

 

"Perciò, l’ultima cosa che vorrei dirle, mia cara amica, è che la vita non può essere, in alcun modo, pura rassegnazione e malinconica contemplazione del passato. E’ nostro compito cercare quel significato che ci permette ogni volta di continuare a vivere, o se preferisce, di riprendere, a ogni passo, il nostro cammino."
(C.G.Jung, citato in “Jung parla. Interviste ed incontri” - 

Mostra altro
1 2 3 4 5 6 7 8 9 > >>