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'LA SCIENZA NON È SPETTACOLO' scriveva Boncinelli sul Corriere l'anno scorso. E io aggiunsi.....

22 Aprile 2017 , Scritto da enrica bonaccorti

 

Parole sante quelle del professor Boncinelli, persino troppo lievi nella condanna al pressapochismo imperante sui temi scientifici che come viene sottolineato, nel nostro Paese sono soprattutto inerenti alla medicina come i vaccini. Ancora più colpevole dunque l'informazione non corretta, perché la medicina, più dell'astronomia per esempio, attraversa direttamente la vita di noi cittadini. Ecco perché mi augurerei che, oltre alla giustissima condanna delle eclatanti quanto improprie affermazioni sui vaccini, si desse più attenzione a Tutte le comunicazioni in questo campo. Purtroppo è vero che "siamo un popolo di impreparati che pensano di sapere tutto", ma noi cittadini non abbiano il Dovere di informarci su ogni tema, piuttosto abbiamo il Diritto di avere le informazioni corrette, a cominciare dai termini con cui si definiscono le sindromi di cui si parla. Siamo forse superficiali e approssimativi perché spesso lo sono le fonti? Far scorrere sul sottopancia di un TG un titolo come "Sharon morto dopo otto anni di coma", per non parlare delle comunicazioni  sul famoso caso Englaro, è sicuramente dare informazioni  scorrette, dato che si può sopravvivere in stato di coma al massimo tre-quattro settimane, poi non si può più parlare di coma. Ma in quanti lo sanno, viste le comunicazioni correnti? In un Paese che ha il non onorevole 3' posto nella classifica mondiale della distanza fra la percezione e la realtà, chi fa comunicazione, soprattutto su certi temi, non dovrebbe profferire verbo senza essere certo di dire la cosa corretta. Senza scomodare la deontologia, si chiama responsabilità. 

 

18 maggio 2016                                            Enrica Bonaccorti

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🇪🇺 Un altro No⁉️ NO! 1997/2017 Dalla speranza alla necessità #Europa

23 Marzo 2017 , Scritto da enrica bonaccorti

Un altro No⁉️ No‼ Ora più che mai dovremmo recuperare quel concetto di unità alla base del progetto di Spinelli, che vedeva in un modello federativo la possibilità di rinascita per il nostro continente, ridotto a brandelli dalla 2' guerra mondiale. Ora invece, in pericoloso bilico speculare su futuri bellici, ci permettiamo il lusso di ignorare la saggezza dell'Unione che fa la forza, restringendo i nostri già esigui confini a territori sempre più frazionati. Il nostro Continente, così attaccato alle sue radici da dimenticarne le contaminazioni, così orgoglioso della sua indipendenza tanto da volerne una personale a ogni confine, si ritrova ora accerchiata a ovest dall'America di Trump, a est dalla Russia di Putin e più a sud dalla Turchia di Erdogan. A nord abbiamo il distacco della Brexit e la sospettosa prudenza dei paesi scandinavi. E noi ci dividiamo? 
Invece di lamentarci fino a digrignare i denti quando "ce lo chiede l'Europa', dovremmo essere noi l'Europa, con regole quanto più possibile simili, con assoluta parità di stipendi per i suoi parlamentari, senza confini interni per difendere insieme quelli esterni, con una rete di comunicazioni diffusa e immediata come fosse un gruppo in chat su WhatsApp, e via così. Accadrà? No, noi alziamo muri, ci dividiamo, ognuno paga la sua bolletta e chiude a chiave la porta di casa. Peccato, perché credo che presentarsi sul tavolo internazionale come Stati Uniti d'Europa restituirebbe a questo nostro piccolo prezioso continente la forza che ci serve e l'identità che ci appartiene.  ​

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SE PUÒ SERVIRE...

16 Marzo 2017 , Scritto da enrica bonaccorti

 

"Perciò, l’ultima cosa che vorrei dirle, mia cara amica, è che la vita non può essere, in alcun modo, pura rassegnazione e malinconica contemplazione del passato. E’ nostro compito cercare quel significato che ci permette ogni volta di continuare a vivere, o se preferisce, di riprendere, a ogni passo, il nostro cammino."
(C.G.Jung, citato in “Jung parla. Interviste ed incontri” - 

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7 Marzo 2017 , Scritto da enrica bonaccorti

8 marzo 1998‼Scrivevo su “Noi Donne” e con la direttrice Bia Sarasini facemmo un esperimento: indossai un burqa nel centro di Roma, a piazza Colonna, sul marciapiede di fronte alla Galleria Sordi. Avevo una grata di stoffa violacea davanti agli occhi, mi sentivo soffocare, vedevo male, ero impacciata nei movimenti. Così nascosta abbordavo i passanti dicendo che volevo far conoscere la situazione in cui si trovano le donne in certi Paesi, e proponevo di provare a indossarlo. La reazione più frequente era quella di affrettare il passo, gli uomini più delle donne, con evidente disagio e disinteresse per qualcosa che sembrava così lontano e che ora ci sembra troppo vicino. Di quei momenti sotto il burqa, oltre alla pesantezza, l’impaccio, e soprattutto l’asfissia, ricordo qualcosa di ancor meno piacevole: la percezione che non si volesse né sapere né capire, neppure vedere, ma solo scappare. Come quando i bambini chiudono gli occhi per far sparire la realtà. Troppo a lungo siamo rimasti a occhi chiusi.

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4 Marzo 2017 , Scritto da enrica bonaccorti

 

BESTA NEWS

“L’UOMO IMMOBILE” DI ENRICA BONACCORTI


Ho avuto la graditissima occasione di partecipare alla presentazione del libro di Enrica Bonaccorti “L’Uomo Immobile” ispirato alla storia vera di un giovane medico che dopo un grave trauma cranico vive tragicamente la sua condizione di “locked-in”, stato peculiare nel quale la coscienza è integra ma la possibilità di comunicare è pressoché nulla: il paziente è chiuso in se stesso, e viene confusa con lo stato vegetativo. La storia articolata come un romanzo è esemplare per la precisione con cui l’autrice descrive in modo semplice e comprensivo le caratteristiche “cliniche” del protagonista contrapposte con il dramma della possibile incomprensione medica, che per cattiva conoscenza della sindrome può indurre quella esasperante accidia operativa che relega il paziente a un ruolo disumano, a ‘cosa’ da accudire.
Ferma restando la validità letteraria del romanzo, questo appare un contributo eccezionale, anche perché è sopra le parti e apre alla comprensione di tutti la tematica dei gravi disturbi di coscienza, la crucialità del loro studio e trattamento, che è uno dei leit-motiv di recente prospettiva della nostra Fondazione con la costituzione del “Centro Post-Coma” dedicato appunto alla ricerca clinica e strumentale dei gravi disturbi di coscienza.

Prof. Ferdinando Cornelio 
Direttore scientifico Istituto Carlo Besta

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L'ENORME DIFFERENZA DI UN MORSO

2 Marzo 2017 , Scritto da enrica bonaccorti

L'ENORME DIFFERENZA DI UN MORSO

Rispetto al dibattito sul cosiddetto 'finevita', si ribadisce che la legge non riguarda l'eutanasia. Letteralmente la parola significa 'buona morte' e pensavo che quella cercata in piena coscienza da djFabo potesse essere così definita. Invece no. Si chiama 'suicidio assistito'. 
La differenza consiste nel potersi togliere la vita con un atto autonomo, come ha fatto il dj mordendo il pulsante che ha rilasciato il farmaco fornito dal medico, e questo è il suicidio assistito, mentre se non si è nella condizione di fare alcun gesto e il farmaco te lo inocula il medico, si chiama eutanasia. A me sembra una crudele ipocrisia. 
La volontà cosciente dovrebbe essere ben più considerata della possibilità di fare un movimento. 
Detto questo, riguardo alle migliaia di nostri concittadini che in istituti o accuditi in casa non sono  indipendenti e hanno difficoltà di comunicazione, vorrei che una legge pensasse prima di tutto a dare aiuti concreti per sostenere le loro famiglie che si prendono cura dei loro cari con sostegni esigui per giganteschi problemi. È questa l’emergenza, ma si può capire solo se si considerano questi nostri concittadini malati dei grandi disabili e non degli incoscienti moribondi. Per questo vorrei che si approntasse un protocollo di verifica dei livelli di coscienza, il vero confine da tenere in considerazione prima di qualsiasi decisione. Ormai la tecnologia in questo campo è sempre più sofisticata e permette indagini impensabili fino a ieri. Se si trattano temi scientifici, credo che l'aggiornamento sia indispensabile, anzi doveroso, per esprimere opinioni. Figurarsi per scrivere una legge... Mi auguro che la classe politica si valga di esperti aggiornati e non condizionati né dal cielo né da una bandiera, ma solo dal rispetto che si deve ai più deboli e alla verità scientifica.  

 

 

 

 

 

 

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Eutanasia / Suicidio assistito / Differenzc e altro...

1 Marzo 2017 , Scritto da enrica bonaccorti

Rispetto al dibattito sul cosiddetto 'finevita', si ribadisce che la legge non riguarda l'eutanasia. Letteralmente la parola significa 'buona morte' e pensavo che quella cercata in piena coscienza da djFabo potesse  essere così definita. Invece no. Si chiama 'suicidio assistito'. 
La differenza consiste nel potersi togliere la vita con un atto autonomo, come ha fatto il dj mordendo il pulsante che ha rilasciato il farmaco fornito dal medico, e questo è il suicidio assistito, mentre se non si è nella condizione di fare alcun gesto e il farmaco te lo inocula il medico, si chiama eutanasia. 
A me sembra una crudele ipocrisia, la volontà cosciente dovrebbe essere ben più considerata della possibilità di fare un movimento. 
Detto questo, riguardo alle migliaia di nostri concittadini che in istituti o accuditi in casa non sono  indipendenti e hanno difficoltà di comunicazione, vorrei che una legge pensasse prima di tutto a dare aiuti concreti per sostenere le loro famiglie che si prendono cura dei loro cari con sostegni esigui per giganteschi problemi. È questa l’emergenza, ma si può capire solo se si considerano questi nostri concittadini malati dei grandi disabili e non degli inutili moribondi. 
Inoltre vorrei che si approntasse un protocollo di verifica dei livelli di coscienza, il vero confine da tenere in considerazione prima di qualsiasi decisione. Ormai la tecnologia in questo campo è sempre più sofisticata e permette indagini impensabili fino a ieri. Se si trattano temi scientifici, credo che l'aggiornamento sia indispensabile, anzi doveroso, per esprimere opinioni. Mi auguro che la classe politica si valga di esperti aggiornati. 

 

 

 

 

 

 

 

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TUTTO IL MIO APPOGGIO A FABO E A WELBY, MA SULLA LEGGE....

27 Febbraio 2017 , Scritto da enrica bonaccorti

 

RIFLESSIONI E INFORMAZIONI SUL "FINE VITA"

Devo premettere che la mia personale convinzione rispetto al tema del cosiddetto ‘fine-vita’ è che l’autodeterminazione sia un diritto assoluto di ogni individuo. Detto questo, e proprio per questo, credo che oggi intervenire legislativamente possa portare ulteriori problemi invece di risolverli. La prima ragione è la diffusa ignoranza sull’argomento, trattato anche nelle sedi di più alta responsabilità con evidente non conoscenza né dei termini con cui parlarne né dei necessari aggiornamenti sulla materia. Come pensare che possa legiferare bene chi dimostra di non padroneggiare un tema così delicato e così articolato? Fino a pochi anni fa mi sarei automaticamente fidata e avrei sposato senza esitazione ogni iniziativa che permettesse di ‘staccare la spina’ come normalmente si dice. Ora invece, rimanendo sempre convinta che l’unico padrone della nostra vita siamo noi, mi permetto dei severi distinguo dopo l’approfondimento sul tema che ho dovuto operare durante la stesura di un libro che, pur non essendo un trattato ma un romanzo, si muoveva in questo territorio clinico, includendo dunque molte informazioni sul tema in questione. Non per gloria ma per giustificare questo mio intervento, devo aggiungere che il libro in questione “L’uomo immobile” edito da Marsilio, è stato premiato dal Ministero della Salute nel novero delle pubblicazioni che hanno "più correttamente divulgato una sindrome clinica" e nei ringraziamenti finali appaiono i nomi dei più accreditati neurologi nel nostro Paese. In una parola, tutto quello che ho appreso, scritto e dico, è scientificamente corretto. 

C’è da dire che noi cittadini, su un tema etico così importante, siamo tenuti in un’ignoranza scientifica tale a cui con facilità e spregiudicatezza la politica a caccia di voti può mettere in testa un cappello coi paraocchi, fino ad arrivare a parlare di possibili gravidanze o all’opposto di ‘povere patate’. Che vergogna in tutti e due i casi. Ci sono quasi 5.000 famiglie in Italia che ‘coltivano patate’ in casa, con enorme amore e sacrificio, e con esigui aiuti dallo Stato. Se vogliamo affrontare seriamente l’argomento, dovremmo sapere di che e soprattutto di chi si parla, e se non è certo nostro dovere informarci, è sicuramente un nostro diritto avere informazioni corrette. Che sono molto diverse da quelle che circolano abitualmente di bocca in bocca, anche in quelle più autorevoli. 

Un esempio per tutti: fino a qualche anno fa, se mi avessero chiesto quanto può durare il coma, avrei risposto che si può restare in coma per anni, anche per tutta la vita, oppure che non si può sapere. Ora conosco la risposta giusta, quella non per sentito dire, ma scientifica, e ovviamente la scienza la risposta ce l'ha, ed è precisa: il tempo del coma è al massimo di tre, quattro settimane. Dopo questo tempo, o l'organismo cede e si muore, o si esce (non 'ci si sveglia') dal coma per entrare in quel che è comunemente detto 'stato vegetativo' con un ampio ventaglio di variabilità dei livelli di coscienza.

All’inizio pensavo di avere capito male, poi ho pensato a un mero problema di termini (il che non è, sono stati clinici molto diversi, così come anche la percezione delle parole ha pesi differenti..) invece era proprio così, e man mano, sul campo, confrontandomi con decine di neurologi e frequentando istituti e pazienti, ho capito questo e altro. 

Ma quello che maggiormente ho capito è che non possiamo tranciare opinioni senza aver avuto le informazioni. Ma dove  le possono trovare i cittadini? Purtroppo non mi sembra nei media, dove dall’uso approssimativo dei termini ai toni dell’approccio all’argomento, opposti a seconda dei ‘credo’, s’ingenerano confusioni e e si accendono crociate, mentre noi cittadini siamo lasciati in balia di reazioni emotive e ideologie, deprivati degli strumenti del ragionamento. Credo che soltanto la Fede abbia il diritto di superare i ragionamenti terreni. Eppure proprio la Chiesa Cattolica sembra più aperta della attuale legislazione italiana. Presentando il prossimo Cortile dei Gentili sul ‘fine vita’ che si terrà il 28 marzo alla Camera dei Deputati, il cardinale Gianfranco Ravasi che ne è l’organizzatore, così si è espresso: “Le questioni bioetiche meritano continui approfondimenti e non è possibile affidarsi, come sovente capita, a slogan e semplificazioni”. Nel leggere le sue parole, non ho potuto non pensare a chi, riferendosi al mio libro 'L'uomo immobile’ mi ha chiesto: “Non ho capito se lei è pro-vita o pro-morte..” ProVercelli! ho risposto desolata, in linea con il senso di tifoseria che si è instaurato su questo delicato argomento. Perché purtroppo non si approfondisce, si fa solo il tifo, diretta conseguenza di sbandierare opinioni senza avere le informazioni. Anzi, si ha addirittura la sensazione che queste non interessino, che non si voglia saper nulla che possa incrinare il manicheismo a cui sembra obbligatorio adeguarsi. A parte l'ignoranza sul tema, la materia è così articolata e variegata che le inevitabili rigidità di una legge non potrebbero dare le soluzioni capillari che migliaia di casi di questo tipo richiedono. Persino papa Francesco ha detto che la realtà deve andare oltre la teoria, che i casi umani devono superare i dibattiti anche in ambito teologico. Figurarsi in questo. Credo che il primo impegno di uno Stato davvero civile dovrebbe essere il sostegno alle migliaia di famiglie che si occupano di un loro caro in casa e per anni, con infinito amore, infiniti sacrifici, ed esigui aiuti dallo Stato. 

È questa l’emergenza, ma si può capire solo se si considerano questi nostri concittadini dei grandi disabili e non degli inutili moribondi. In questo campo la scienza continua a fare veloci passi avanti, tanto che la tecnologia più sofisticata può misurare le emozioni provate da chi non ce le può più comunicare. Ormai è dimostrato che l’assenza dell’evidenza non è l’evidenza dell’assenza. Perché c’è caso e caso, mentre i discorsi e le crociate che si sentono sembrano tagliare la torta solo a metà, da una parte i pro dall’altra i contro. Con queste premesse ho l’impressione che una legge, se nasce male anche se in buona fede, possa essere più dannosa dell’assenza di regole in cui ci muoviamo da sempre. In attesa che si capisca come poter legiferare su una realtà così articolata e in continuo aggiornamento, proporrei meno tifo e più informazioni. Insomma, prima sosteniamo le famiglie, e intanto... studiamo. 

Enrica Bonaccorti - gennaio 2014 

                                                              

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Quest'anno posso fartelii gli auguri solo così..

24 Febbraio 2017 , Scritto da enrica bonaccorti

Eterna Marta 

Ti vorrà l'Inferno e ti vorrà il Paradiso 
ma sarai tu a decidere 
 Il Purgatorio si pentirà 
di non essere all'altezza 
delle tue lunghe gambe 
mentre ogni Dio ti vorrà al suo fianco 
per essere benedetto dalla tua risata 
Eterna Marta
figurati se cambiarti una vocale 
può darti fine

 

Quest'anno posso fartelii gli auguri solo così..
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B A S T E T il DIO GATTO - oggi è il tuo giorno‼

17 Febbraio 2017 , Scritto da enrica bonaccorti

B A S T E T  il  DIO  GATTO - oggi è il tuo giorno‼

BASTET 


Ritmo  di  curve
concave  e  convesse
muove  nei  passi  alteri
e sullo  sfondo  il  Nilo
Raspano  i  baci
graffiti  di  carezze
lasciano  segni
di  velluto  e  spine
Nello  sguardo  un  cuneo
ti  misura  e  pesa
misterioso  un  fremito
nell’assenza  resta
Fascino  eterno
di  chi  non  t’appartiene

- 17 febbraio -

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