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INVIDIA SOCIALE PECCATO NAZIONALE

27 Dicembre 2018 , Scritto da enrica bonaccorti

Intervento in Senato al Convegno ‘Giochi Riflessi’’

Intervento in Senato al Convegno ‘Giochi Riflessi’’

Come una volta ci dissero, il nostro è un popolo di poeti, di santi, di artisti, di navigatori... e si potrebbero aggiungere tanti altri appellativi, ma credo che il primo dovrebbe essere ‘invidiosi’ anche se nessuno dichiara di esserlo. Fra i sette vizi capitali l’invidia è il meno confessato, anzi, il più negato. Possiamo ammettere di essere golosi, pigri, superbi, anche avari, persino lussuriosi... ma nessuno ammette mai l’invidia. Perché? Perché ce ne vergognamo? Ma questa è un’epoca in cui la vergogna è estinta, i pochi che la confessano la vestono di ironia, la trasformano in iperbole. Credo piuttosto perché non la riconosciamo, la neghiamo al mondo e per primi a noi stessi perché dovremmo ammettere l’insicurezza che la genera, e in un mondo sempre più autoreferenziale, in cui il dubbio è stato spazzato via dalla prepotenza affermativa, non si cercano le ragioni del successo altrui, lo si critica invece, soprattutto si cerca di demolirlo. E questo non accade solo al singolare, l’invidia è un sentimento che inquina popoli, governi, la società tutta. Mi pare soprattutto la nostra. Me l’ha confermato anche la risposta di un Italo-americano di successo, Jo Bastianich, ospite da Fazio o Gruber, non ricordo. Alla classica domanda sulle differenze tra i due Paesi, ha risposto: “In America quando qualcuno ha successo e fa soldi, noi lo ammiriamo, cerchiamo di fare come lui, diciamo che è “di ispirazione”, qui invece nessuno è contento, si aspetta che lui va giù, allora voi siete contenti”. Sale un sorriso amaro a queste parole che si allineano alla percezione, e spingono a cercare le radici di questa dolente nota nazionale. E se partisse tutto dal merito? Dalla valutazione del merito, voglio dire, che evidentemente da queste parti non è tenuto in gran conto. Si pretende a prescindere, come se l’articolo 2 della nostra Costituzione che ci definisce tutti uguali includesse un automatico diritto a uguali successi. I sociologi dicono che non si invidia chiunque, si invidia colui con il quale si presuppone di avere una comunanza di capacità e competenze. Si presuppone appunto, e questa presunzione acquisita ignora il merito e lascia campo libero all’invidia.

Perché l’invidia è orfana del merito, e cercherà con ogni mezzo di ostacolare chi con capacità e competenze lo esprime e ha successo. Ed è ulteriormente distruttiva perché non solo calunnia il singolo o il gruppo, ma denigra le competenze.

Ecco perché l’invidia è un sentimento deleterio per la società tutta, toglie forza alla comunità e la mette a rischio tagliando le gambe a chi si azzarda a dimostrare capacità. 

E così la qualità sociale s’impoverisce, i servizi comuni sono più scarsi, ci si accontenta della mediocrità... la mediocrità è uno specchio rassicurante. Se qualcuno eccelle, non ci è ‘d’ispirazione’ come racconta Bastianich, noi non facciamo festa, noi lo facciamo fuori. Se questo accade in un atelier, i ricami, gli orli, le misure, non saranno certo della migliore qualità, come in un’officina o altrove per i prodotti corrispondenti. Ma questo è un modulo deleterio che si ripete in ogni campo, anche in quelli di più alta responsabilita.

Dunque in ogni ambito l’invidia ci priva delle eccellenze possibili, e sa bene come demolire le sue vittime, la prima e più potente arma è la calunnia, ed è sempre stato così. ‘Ne uccide più la lingua che la spada’ lo troviamo nella Bibbia. Ma oggi si comunica sempre di più attraverso i social, oltre le parole sugli schermi le immagini, e una delle conseguenze è un aumento dell’invidia sociale. Vogliamo mostrare tutto, vogliamo vedere tutto, il web è la vetrina più grande e illuminata sul Corso dove facciamo lo ‘struscio’, ma l’inevitabile forbice sociale che si evidenzia genera frustrazione individuale e collettiva. Se si aggiunge l'anonimato del web, si arriva alla virulenza spaventosa che conosciamo, resa ancora più feroce dalla più che probabile impunità. 

L'epidemia di aggressività e di invidia sociale in atto è pericolosa, e infettivi sono i suoi corollari di denigrazione strumentale, che deviano l’informazione e fanno prevalere la percezione indotta.

Ci perdiamo tutti. Vince solo Tafazzi.

 

 Enrica Bonaccorti 27-12- 2018

 
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TRAPpole di parole come frecce avvelenate 🤮

16 Dicembre 2018 , Scritto da enrica bonaccorti

TRAPpole di parole come frecce avvelenate 🤮
TRAPpole di parole come frecce avvelenate 🤮

Voglio condividere un pensiero che mi gira in testa da quando ho letto alcuni testi ‘trap’. Mi sono chiesta: ma se esiste il ‘divieto ai minori di 14 anni’ per il cinema, magari perché in quel film c’è troppo nudo, perché non si dà attenzione a quello che penetra direttamente nelle orecchie dei nostri ragazzi, quasi dei nostri bambini? Dalle orecchie si arriva direttamente al cervello, che a quell’età è plastico, ancora in formazione. Fino ai 18/19 anni è creta morbida, se ci appoggi un dito l’impronta resterà per sempre quando il cervello diventerà definitivo. E quelle ‘ditate’ possono essere benefiche o malefiche, comunque saranno eterne quanto la nostra vita. L’impronta ‘trap’ che adesso è la colonna sonora dagli 11 ai 17 anni, che cosa sta lasciando in quei milioni di teste? Solo da pochi giorni sono a conoscenza di quei testi, ho letto le mille parole che i ‘trappers’ stanno tatuando nella mente di bambini e ragazzini, e barre o versi si chiamino, li sanno tutti a memoria! (Ma di Ungaretti non ricordano neppure ‘M’illumino / d’immenso’...) Oltre alla mancata sicurezza e al peperoncino, oltre a tutto quello che ha permesso la tragedia delle giovanissime vite spezzate in discoteca a Corinaldo, c’è un’altra strisciante tragedia che inquina le giovanissime menti dei nostri figli e nipoti: quei testi. Ripetutamente inneggiano a droga e sesso con parole spregevoli, violente, volgari, le donne sono chiamate con gli epiteti peggiori che possiate immaginare. Un esempio? “Hey troia! Vieni in camera con la tua amica porca / quale? quella dell’altra voltaj” oppure “Due tipe nel letto e le altre due di là / E lo sciroppo nel biberon” Dove per “sciroppo”, mi spiegano, si allude al Lean, uno sciroppo per la tosse contenente codeina che, mescolato con bevande gassate, diventa una droga. E così via.. se volete fate come me, digitate ‘testi trap’, leggeteli, e credo inorridirete come me.

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