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🇪🇺 Un altro No⁉️ NO! 1997/2017 Dalla speranza alla necessità #Europa

23 Marzo 2017 , Scritto da enrica bonaccorti

Un altro No⁉️ No‼ Ora più che mai dovremmo recuperare quel concetto di unità alla base del progetto di Spinelli, che vedeva in un modello federativo la possibilità di rinascita per il nostro continente, ridotto a brandelli dalla 2' guerra mondiale. Ora invece, in pericoloso bilico speculare su futuri bellici, ci permettiamo il lusso di ignorare la saggezza dell'Unione che fa la forza, restringendo i nostri già esigui confini a territori sempre più frazionati. Il nostro Continente, così attaccato alle sue radici da dimenticarne le contaminazioni, così orgoglioso della sua indipendenza tanto da volerne una personale a ogni confine, si ritrova ora accerchiata a ovest dall'America di Trump, a est dalla Russia di Putin e più a sud dalla Turchia di Erdogan. A nord abbiamo il distacco della Brexit e la sospettosa prudenza dei paesi scandinavi. E noi ci dividiamo? 
Invece di lamentarci fino a digrignare i denti quando "ce lo chiede l'Europa', dovremmo essere noi l'Europa, con regole quanto più possibile simili, con assoluta parità di stipendi per i suoi parlamentari, senza confini interni per difendere insieme quelli esterni, con una rete di comunicazioni diffusa e immediata come fosse un gruppo in chat su WhatsApp, e via così. Accadrà? No, noi alziamo muri, ci dividiamo, ognuno paga la sua bolletta e chiude a chiave la porta di casa. Peccato, perché credo che presentarsi sul tavolo internazionale come Stati Uniti d'Europa restituirebbe a questo nostro piccolo prezioso continente la forza che ci serve e l'identità che ci appartiene.  ​

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SE PUÒ SERVIRE...

16 Marzo 2017 , Scritto da enrica bonaccorti

 

"Perciò, l’ultima cosa che vorrei dirle, mia cara amica, è che la vita non può essere, in alcun modo, pura rassegnazione e malinconica contemplazione del passato. E’ nostro compito cercare quel significato che ci permette ogni volta di continuare a vivere, o se preferisce, di riprendere, a ogni passo, il nostro cammino."
(C.G.Jung, citato in “Jung parla. Interviste ed incontri” - 

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7 Marzo 2017 , Scritto da enrica bonaccorti

8 marzo 1998‼Scrivevo su “Noi Donne” e con la direttrice Bia Sarasini facemmo un esperimento: indossai un burqa nel centro di Roma, a piazza Colonna, sul marciapiede di fronte alla Galleria Sordi. Avevo una grata di stoffa violacea davanti agli occhi, mi sentivo soffocare, vedevo male, ero impacciata nei movimenti. Così nascosta abbordavo i passanti dicendo che volevo far conoscere la situazione in cui si trovano le donne in certi Paesi, e proponevo di provare a indossarlo. La reazione più frequente era quella di affrettare il passo, gli uomini più delle donne, con evidente disagio e disinteresse per qualcosa che sembrava così lontano e che ora ci sembra troppo vicino. Di quei momenti sotto il burqa, oltre alla pesantezza, l’impaccio, e soprattutto l’asfissia, ricordo qualcosa di ancor meno piacevole: la percezione che non si volesse né sapere né capire, neppure vedere, ma solo scappare. Come quando i bambini chiudono gli occhi per far sparire la realtà. Troppo a lungo siamo rimasti a occhi chiusi.

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4 Marzo 2017 , Scritto da enrica bonaccorti

 

BESTA NEWS

“L’UOMO IMMOBILE” DI ENRICA BONACCORTI


Ho avuto la graditissima occasione di partecipare alla presentazione del libro di Enrica Bonaccorti “L’Uomo Immobile” ispirato alla storia vera di un giovane medico che dopo un grave trauma cranico vive tragicamente la sua condizione di “locked-in”, stato peculiare nel quale la coscienza è integra ma la possibilità di comunicare è pressoché nulla: il paziente è chiuso in se stesso, e viene confusa con lo stato vegetativo. La storia articolata come un romanzo è esemplare per la precisione con cui l’autrice descrive in modo semplice e comprensivo le caratteristiche “cliniche” del protagonista contrapposte con il dramma della possibile incomprensione medica, che per cattiva conoscenza della sindrome può indurre quella esasperante accidia operativa che relega il paziente a un ruolo disumano, a ‘cosa’ da accudire.
Ferma restando la validità letteraria del romanzo, questo appare un contributo eccezionale, anche perché è sopra le parti e apre alla comprensione di tutti la tematica dei gravi disturbi di coscienza, la crucialità del loro studio e trattamento, che è uno dei leit-motiv di recente prospettiva della nostra Fondazione con la costituzione del “Centro Post-Coma” dedicato appunto alla ricerca clinica e strumentale dei gravi disturbi di coscienza.

Prof. Ferdinando Cornelio 
Direttore scientifico Istituto Carlo Besta

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L'ENORME DIFFERENZA DI UN MORSO

2 Marzo 2017 , Scritto da enrica bonaccorti

L'ENORME DIFFERENZA DI UN MORSO

Rispetto al dibattito sul cosiddetto 'finevita', si ribadisce che la legge non riguarda l'eutanasia. Letteralmente la parola significa 'buona morte' e pensavo che quella cercata in piena coscienza da djFabo potesse essere così definita. Invece no. Si chiama 'suicidio assistito'. 
La differenza consiste nel potersi togliere la vita con un atto autonomo, come ha fatto il dj mordendo il pulsante che ha rilasciato il farmaco fornito dal medico, e questo è il suicidio assistito, mentre se non si è nella condizione di fare alcun gesto e il farmaco te lo inocula il medico, si chiama eutanasia. A me sembra una crudele ipocrisia. 
La volontà cosciente dovrebbe essere ben più considerata della possibilità di fare un movimento. 
Detto questo, riguardo alle migliaia di nostri concittadini che in istituti o accuditi in casa non sono  indipendenti e hanno difficoltà di comunicazione, vorrei che una legge pensasse prima di tutto a dare aiuti concreti per sostenere le loro famiglie che si prendono cura dei loro cari con sostegni esigui per giganteschi problemi. È questa l’emergenza, ma si può capire solo se si considerano questi nostri concittadini malati dei grandi disabili e non degli incoscienti moribondi. Per questo vorrei che si approntasse un protocollo di verifica dei livelli di coscienza, il vero confine da tenere in considerazione prima di qualsiasi decisione. Ormai la tecnologia in questo campo è sempre più sofisticata e permette indagini impensabili fino a ieri. Se si trattano temi scientifici, credo che l'aggiornamento sia indispensabile, anzi doveroso, per esprimere opinioni. Figurarsi per scrivere una legge... Mi auguro che la classe politica si valga di esperti aggiornati e non condizionati né dal cielo né da una bandiera, ma solo dal rispetto che si deve ai più deboli e alla verità scientifica.  

 

 

 

 

 

 

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Eutanasia / Suicidio assistito / Differenzc e altro...

1 Marzo 2017 , Scritto da enrica bonaccorti

Rispetto al dibattito sul cosiddetto 'finevita', si ribadisce che la legge non riguarda l'eutanasia. Letteralmente la parola significa 'buona morte' e pensavo che quella cercata in piena coscienza da djFabo potesse  essere così definita. Invece no. Si chiama 'suicidio assistito'. 
La differenza consiste nel potersi togliere la vita con un atto autonomo, come ha fatto il dj mordendo il pulsante che ha rilasciato il farmaco fornito dal medico, e questo è il suicidio assistito, mentre se non si è nella condizione di fare alcun gesto e il farmaco te lo inocula il medico, si chiama eutanasia. 
A me sembra una crudele ipocrisia, la volontà cosciente dovrebbe essere ben più considerata della possibilità di fare un movimento. 
Detto questo, riguardo alle migliaia di nostri concittadini che in istituti o accuditi in casa non sono  indipendenti e hanno difficoltà di comunicazione, vorrei che una legge pensasse prima di tutto a dare aiuti concreti per sostenere le loro famiglie che si prendono cura dei loro cari con sostegni esigui per giganteschi problemi. È questa l’emergenza, ma si può capire solo se si considerano questi nostri concittadini malati dei grandi disabili e non degli inutili moribondi. 
Inoltre vorrei che si approntasse un protocollo di verifica dei livelli di coscienza, il vero confine da tenere in considerazione prima di qualsiasi decisione. Ormai la tecnologia in questo campo è sempre più sofisticata e permette indagini impensabili fino a ieri. Se si trattano temi scientifici, credo che l'aggiornamento sia indispensabile, anzi doveroso, per esprimere opinioni. Mi auguro che la classe politica si valga di esperti aggiornati. 

 

 

 

 

 

 

 

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