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PRIMA NOI. MA NOI CHI?

28 Gennaio 2017 , Scritto da enrica bonaccorti

America First! Da quando Trump ha invocato 'Prima l'America' sostituendo quel 'Make America great again' con cui aveva aperto la campagna elettorale, l'entusiasmo si è impennato insieme alle percentuali a suo favore, e poi sappiamo com'è andata. Ma anche dalle nostre parti abbiamo sentito tanti 'prima': Prima il Nord.. Prima gli italiani.. Prima noi... Se uscissimo dalle grette logiche che li hanno espressi invocherei un 'Prima noi' anch'io, ben più allargato però... 

Noi chi? Noi Europei! Ma l'Europa dov'è?
Se continuiamo a separarci arriveremo a divisioni come Scala A e Scala B. E dividersi indebolisce qualsiasi struttura, società, organizzazione. Ora più che mai dovremmo recuperare quel concetto di unità alla base del progetto di Spinelli, che vedeva in un modello federativo la possibilità di rinascita per il nostro continente, ridotto a brandelli dalla 2' guerra mondiale. Ora invece, in pericoloso bilico speculare su futuri bellici, economici e non, ci permettiamo il lusso di ignorare la saggezza dell'Unione che fa la forza, restringendo i nostri già esigui confini a territori sempre più frazionati.
Il nostro Continente, così attaccato alle sue radici da dimenticarne le contaminazioni, così orgoglioso della sua indipendenza tanto da volerne una personale a ogni confine, si ritrova ora accerchiata a ovest dall'America di Trump, a est dalla Russia di Putin, più a sud dalla Turchia di Erdogan. A nord abbiamo il distacco della Brexit e la sospettosa prudenza dei paesi scandinavi. E noi ci dividiamo. Invece di lamentarci fino a digrignare i denti quando "ce lo chiede l'Europa', dovremmo essere Noi l'Europa, con regole quanto più possibile simili, con parità di stipendi per esempio per i suoi parlamentari, senza confini interni per difendere insieme quelli esterni, con una rete di comunicazioni diffusa e immediata come fosse la chat di un gruppo di genitori su watsapp, e via così. Invece noi alziamo muri, ci dividiamo, ognuno paga la sua bolletta e chiude a chiave la porta di casa. Peccato, perché credo che presentarsi sul tavolo internazionale come Stati Uniti d'Europa restituirebbe al nostro prezioso continente la forza che ci serve e l'identità che ci appartiene.  ​

 

PRIMA NOI. MA NOI CHI?
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È l' IPPOPOTAMO l'ANIMALE più PERICOLOSO..

20 Gennaio 2017 , Scritto da enrica bonaccorti

Ci siamo, il biondo ippopotamo ha impugnato lo scettro e sta per  darcelo in testa. È stato lui stesso ad avvertirci, spudoratamente chiaro nelle offese e nelle minacce, con la violenza e la volgarità che piace tanto a chi gli delega la propria, e lo ha votato. "You're fired!" tuonava in TV nel suo "The apprentice", con cui si è fatto conoscere al mondo: il Grande Capo, il Capo assoluto, colui che dà e toglie a piacer suo, e ovviamente ha sempre ragione. La Cina, Cuba, il Messico, l'Europa, l'industria automobilistica, la sanità, l'accordo nucleare con l'Iran, gli accordi sull'ambiente, la NATO e tanto altro... tutto da smantellare, perché chi non è con lui è contro di lui, e lui lo cancella. Mi ricorda...? PS. l'ippopotamo è fra gli animali più aggressivi e pericolosi al mondo, ed è il mammifero che causa più morti. Dopo l'uomo. 

 


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Trema la terra nella neve ferma. Come l'Italia senza prevenzione.

19 Gennaio 2017 , Scritto da enrica bonaccorti

Trema la terra nella neve ferma. Come l'Italia senza prevenzione.
Trema la terra nella neve ferma. Come l'Italia senza prevenzione.

Basterebbe ricordare il passato, lontano e recente, per capire quanto bisognerebbe dare la massima attenzione al clima, e non solo nei momenti dell'emergenza. Eppure si persegue nello stesso errore trincerandosi dietro l'alibi dell'imprevedibilità. Certo, non possiamo sapere quando la terra si muoverà o un vulcano erutterà, ma sappiamo con certezza che a un certo punto accadrà, così come è facilmente ipotizzabile neve alta e temperature basse in certe zone... dunque compito di chi ha ruolo dev'essere metterci in sicurezza anche mentre splende il sole, e predisporre protocolli a protezione delle popolazioni e di chiunque respiri su quel territorio a rischio. Abbiamo soccorritori eccezionali, ma la PREVENZIONE? I CONTROLLI? Ripeto: non sappiamo quando, ma sappiamo che presto o tardi un terremoto sulla dorsale appenninica (per esempio..) arriverà. Lo sappiamo ma facciamo finta di non saperlo, per fatalismo, per superficialità, per ignoranza, e anche per disonestà. In un'intercettazione, il costruttore a cui si faceva notare che con quei lavori alla prima scossa sarebbe crollato tutto, rispondeva ridendo che chissà quando sarebbe accaduto, magari fra cent'anni, e lui non ci sarà più. Questo singolo cittadino disonesto però non giustifica le mancate attenzioni e prevenzioni, le tante mancanze della Politica a cui affidiamo il nostro presente e il nostro futuro. Non il loro. 

 

 

 

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DAI SEGNALI DI FUMO AL WEB

16 Gennaio 2017 , Scritto da enrica bonaccorti

Quando il mondo era analfabeta e le comunicazioni lente e difficili, i popoli erano in balia di chi sapeva farsi credere sulla parola, non sui fatti. Non mi sembra sia cambiato molto. Siamo talmente immersi nel virtuale che non sappiamo più misurare la distanza con la realtà, talmente sommersi di notizie che non sappiamo più distinguerle. Una pacchia per chi sa approfittarne... dai segnali di fumo al Web. 

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Se fossi la Dittatora...

16 Gennaio 2017 , Scritto da enrica bonaccorti


Se fossi la Dittatora... 


1

Nessun cavillo, postilla, errore burocratico, scadenza dei termini e qualunque cosa riguardi la forma e non la sostanza, può intaccare il percorso della pena.  

2

Chiunque, con qualsiasi modalità, uccide la propria compagna, o ex compagna, per il rifiuto di una sera o di una vita, per gelosia o per qualsiasi altra ragione e in qualunque stato psico-fisico, alcol, droga, impeto o quello che si chiama 'temporanea infermità  mentale', sarà condannato al massimo della pena prevista senza attenuanti di sorta. Chi cancella una vita, non avrà il diritto di riprendersi la sua. 

3

L'unica distinzione sia nel trattamento durante la detenzione fra il delitto intenzionale e il delitto preterintenzionale. Aggravanti e attenuanti saranno prese in considerazione per determinare l'entità della pena soltanto per il delitto 'colposo'. 

4

Ai delitti efferati non venga applicato il 'rito abbreviato' o altro éscamotage che porti a conseguenti sconti preventivi. 

5

Quando prove inconfutabili video e sonore rappresentano con evidenza un crimine commesso (es: maltrattamenti di bambini negli asili, di anziani o disabili negli istituti di riposo) non si lascino i responsabili 'ai domiciliari in attesa di indagini' ma siano subito posti a regime restrittivo, in attesa di valutarne la durata. In presenza di comportamenti documentati ed evidenti in contraddizione con le responsabilità del ruolo ricoperto, non sospensione, ma  immediata esclusione perenne da quel tipo di incarico. 

6

Le adozioni saranno facilitate e permesse per tutti i cittadini, siano singoli che in coppia, sposata o unita, benedetta o solo registrata civilmente. Tutti possono accedere alla richiesta,  ma tutti devono seguire un protocollo di accettazione e tutti devono essere vagliati con tappe di responsabilità. 
 

7

All'istruzione e al suo Ministero sarà dedicata la massima attenzione attraverso fondi e progetti che fin dal primo anno dei corsi scolastici possano dare indirizzo e formazione alle nuove generazioni. Rivisitazione dei testi e delle materie, preparazione adeguata dei docenti, protocollo di comportamento adeguato, uguale e condiviso in ogni istituto. 

8

Impiego degli immigrati in lavori di utilità sociale nei territori che li ospitano. Al minimo reddito di sostentamento sarà affiancato un meccanismo di 'punteggio' in riferimento ai lavori svolti sia per quantità che per qualità. L'occupazione servirà a loro, a noi, e a un monitoraggio più esauriente per il profilo del richiedente asilo in merito al suo inserimento come cittadino. 

 

Continua... 

 

 

 

 

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SCRITTO APRILE 2012 - FIRMATO CASSANDRA?

10 Gennaio 2017 , Scritto da enrica bonaccorti

Nella rubrica 'Il Francobollo' sull’inserto del Corriere della Sera che ho curato dal 1996 al '98, indirizzai una delle mie ‘lettere aperte’ all’allora ministro dell’Interno Giorgio Napolitano, riferendomi alle sue preoccupazioni per gli intenti secessionisti sventolati da un giovane partito del Nord. Ma la quasi totalità dei commenti sul fenomeno emergente era improntata più all’ironia che all’analisi, con un sottotesto  evidente: “tanto non sono cose serie”.  L'alibi per tutti i media, i loro inviati e le telecamere, in gara per riprendere soprattutto antichi riti e nuovi cori. Scrivevo allora che “...nel nostro Paese i prodromi folkloristici sono stati troppo spesso sottovalutati, e hanno portato a epiloghi che con il folklore non c’entravano niente”. Allora mi chiedevo: “Ma la politica è miope? Forse addirittura presbite, se non riesce a dare contorni precisi a quello che ha sotto gli occhi." Oggi, con le dovute differenze, mi faccio la stessa domanda. Non sul programma del nuovo polo d’attrazione che brilla a 5 stelle, piuttosto è sul nostro atteggiamento che vorrei fare una riflessione: mi sembra che una volta di più si delinei la nostra pericolosa propensione a seguire chi fa la voce più grossa contro tutti e tutto, senza distinzioni. Ciclicamente si presenta a un balcone qualunque, che si chiami piazza, palcoscenico o TV, un uomo del destino, un Capopopolo che urla la rabbia di tutti, che inveisce contro il potere in qualunque mano sia. E dato che le ragioni non mancano mai, basta cogliere il momento giusto, salire sul podio di più alta visibilità, e il Capo troverà il suo Popolo. Quale momento più giusto di questo, quale podio più illuminato e amplificato del web, che Grillo sa usare come nessuno dei suoi nuovi colleghi? Abbiamo vissuto esperienze, lontane e recenti, che ci raccontano quanto poco lungimiranti possano essere le scelte popolari ‘di pancia’, onde che ben sollecitate possono divenire un inarrestabile tsunami. Nella catena invisibile che unisce e strozza il mondo, ce ne dà esempio la vicinissima Germania, anello forte che si salda al nostro con l’ascesa del Piratenpartei, al 12-13% nei sondaggi più recenti. Ma quasi un tedesco su tre ha detto di essere tentato dall'idea di votarli, e tra i giovani tra i 14 e i 29 anni, la quota di chi ipotizza di sbarrare il simbolo con il teschio sfiora il 50%! Ma oltre i numeri, sono le risposte dell'indagine a mettere in evidenza la natura protestataria dell'ondata del Partito dei Pirati: l'81% dei tedeschi interpellati ritiene che il loro successo dipenda dal fatto che le cose vanno male e che loro “sono così diversi dagli altri partiti”, Dunque se basta seguire una voce, anzi un urlo, negli inevitabili periodi di crisi che ogni nazione attraversa, dobbiamo soltanto sperare di avere la fortuna che il capopopolo di turno sia meglio di quelli che abbiamo già conosciuto. A proposito, qualcuno ha detto che la differenza tra la vera democrazia e la democrazia popolare è la stessa differenza che passa tra una camicia e una camicia di forza. In ogni caso la parola popolo conviene a tutti, riempie bene la bocca, ancora di più se gli metti una corona in testa e lo fai diventare sovrano. Il famoso popolo sovrano... paravento della politica che non c’è. Quei sudditi che si credono sovrani dovrebbero rileggere I vestiti nuovi dell’Imperatore, in cui Andersen fa infrangere il silenzio incantato e acquiescente del popolo da un grido infantile che dice la più semplice verità: “Ma il Re è nudo!”                  
                                             enrica bonaccorti - 23 aprile 2012

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TUTTI - MA PROPRIO TUTTI - IN COLLEGIO‼️

9 Gennaio 2017 , Scritto da enrica bonaccorti

Sul programma di Raidue 'Il Collegio' avevo molte aspettative, in parte confermate: mostrare codici di comportamento completamente assenti nel percorso scolastico attuale è sicuramente utile e meritorio, e interessantissimo è il confronto con i filmati d'epoca delle Teche. A partire dall'idea, molti sono gli aspetti positivi del programma, ma ci sono alcuni punti (fra cui uno esclamativo!..) che vorrei sottolineare: il distacco dalla realtà contemporanea è così profondo che a mio avviso non era necessario tipicizzare fino alla caricatura i due 'Sorveglianti', pronti per entrare nel cast di una riedizione di "Gian Burrasca", o costringere i ragazzi a scrivere con inchiostro e pennino. Piuttosto mi sarebbe piaciuto che i dettami di disciplina fossero ricondotti in un solco di normalità, non come fossero terribili punizioni da imporre con fare arcigno. Alzarsi in piedi all'entrata di un Professore, avere una grafia leggibile e ordinata, non portare in classe telefonini o altri strumenti tecnologici, avere un aspetto pulito, dovrebbero essere proposte come indicazioni di normale educazione, non come regole esagerate. Poi mi chiedo: se l'obiettivo da raggiungere è il diploma di licenzia media che normalmente si consegue a 13 anni, come mai l'età degli studenti va dai 14 ai 17 anni? Al contrario delle prove sulle materie di studio, che sembrano provenire da un abbecedario per alunni fino ai 10 anni. Eppure il tristissimo merito di questo programma è anche quello di documentare il tragico livello di ignoranza dei nostri adolescenti, il cui aspetto ancora più drammatico é il loro ignorare la vergogna di dimostrarlo. La 'cartina muta dell'Italia' la ricordo su una parete delle elementari, ma qui ragazzi di 17 anni non sanno dove sono le Marche, le tabelline in terza media non erano certo una conoscenza da verificare, così com'era automatico riconoscere il volto di Cavour o Mazzini. Per gli adolescenti di oggi sembrano quesiti di quantistica. Chissà se sapranno imparare una poesia a memoria, loro che sanno perfettamente ripetere migliaia di versi di Fedez. Così come conoscono marchi di vestiti e scarpe, nomi di negozi, trucchi, applicazioni varie... un'attenzione esasperata all'immagine, e una grande indifferenza, se non addirittura un'irrisione, ai contenuti pesanti e pensanti. Come faranno fra pochi anni a far andare avanti il mondo? Ma c'è un punto che purtroppo merita l'esclamativo della - non bella -  sorpresa: l'ignoranza ha contagiato un professore! "Io vorrei che lei rifletta" così si è severamente rivolto il professore a un'alunna trattenuta in classe per una ramanzina. Il Professore era il professore d'italiano. 

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