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Mobbing: discriminazioni e differenze

20 Maggio 2014 , Scritto da enrica bonaccorti

Quando sono stata invitata dall’Enea a intervenire al Convegno sul Mobbing, ho avuto la tentazione di addurre qualche scusa.. alla sola parola ‘mobbing’ credo che a ognuno di noi affiorino alla mente momenti, episodi, situazioni e sensazioni, che abbiamo dovuto attraversare  dolorosamente, a testa bassa, per andare avanti. Ma non sono i personalismi a rappresentarci la situazione, anche perché nella nostra cultura la denuncia del  mobbing significa solo lamento, e se la denuncia può avere risvolti positivi o negativi a seconda del contesto, il lamento è sempre negativo, dunque non solo inutile ma anche dannoso. Resta il silenzio, che a volte si squarcia soltanto dopo anni, come se il tempo desse una prescrizione anche alla nostra rinuncia a reagire. Come per altre falle sociali, nel nostro Paese c’è una acquiescenza rassegnata al mobbing, pericolosa perché può inculcare anche una cripto-motivazione che lascia al bersaglio la colpa appunto di essere bersaglio, la sottesa responsabilità di chi non si sa difendere.. c’è da essere disperati? Magari! Il fatto è che noi siamo ‘disperanti’ nel senso che la ‘disperanza’ è la disperazione con la rassegnazione incorporata. Quanto di peggio, perché porta alla stagnazione, alla difesa del nulla per paura di perdere persino quello che non abbiamo, e così accettiamo, non denunciamo, non proviamo a cambiare. Perché la disperazione porta alla rivoluzione, la disperanza alla rinuncia! Un’acquiescenza che di questi tempi a volte vediamo sfaldarsi, magari affidandosi a una denuncia pubblica tramite un programma televisivo come le Iene. Cosa ci dice questo? Che senza la prova provata, senza la prova spettacolarizzata, la denuncia del mobbing resta lamento. Forse sono da considerare anche retaggi secolari nella parte più antica del nostro cervello, quel rettiliano che ci condiziona ‘a nostra insaputa’ come direbbe qualcuno, ma importanti e responsabili sono anche e soprattutto i primissimi imput che, in un’età in cui il nostro cervello è come creta, e se poggi un dito lasci l’impronta per sempre, spesso con superficialità riceve immagini che fanno il nido, così difficili poi da smontare.. uno per tutti il famoso ‘uomo nero’, ‘femminuccia’ come dispregiativo o ‘maschione’ come complimento. Ogni storia è a sé, ma quando l’azione è rivolta non al singolo nell’ambito lavorativo o nel suo ristretto gruppo sociale, ma colpisce orizzontalmente parti della società solo perché considerate differenti per una qualsiasi ragione, dobbiamo interrogarci sul concetto di differenza e normalità. Ma che cosa vuol dire Normalità? Sono andata a cercare i sinonimi e ho trovato abitudine – regolarità – prassi – consuetudine – ordine. Giuro che mi sono stupita: nulla che riguardi la Natura? Allora normale non vuol dire naturale, come in fondo in fondo si pensa. Se il sinonimo di normalità è consuetudine, è la cultura, non la natura, che decide e definisce cosa sia normale e cosa no. Dunque è una questione di numeri. Se la maggioranza è così o pensa così, questo ‘così’ diventa la normalità, dunque la cosa giusta e chi non la segue è legittimamente bersaglio di mobbing? E no, questa è la consuetudine per noi, per altri gruppi sociali è diverso. Eccola la parola che si oppone a normale: diverso. E qui cominciano i problemi, perché diversità vuol dire pericolo, il diverso si teme, si esclude, si combatte, si elimina addirittura, come la cronaca ci racconta. L’esempio principe dell’essere ‘diverso’ è sicuramente l’omosessualità, e anche chi non reagisce con violenza, troppo spesso si chiede se l’omosessualità sia una cosa naturale. La risposta viene dalla scienza, e chiama in causa proprio quella Madre Natura tanto invocata da chi bolla questa ‘diversità’ come innaturale: l'accoppiamento omosessuale è comune in centinaia di specie animali, nonostante non porti alla riproduzione. Dunque non possiamo dire che è innaturale, anzi,  altro che ‘contro natura’! Riflettiamo piuttosto sul fatto che in tutto il regno animale, l'unica specie in cui coesistono omosessualità e omofobia è quella umana. Invece, in tutte le specie purtroppo troviamo la discriminazione del ‘diverso’ in senso lato: si discrimina chi è malato, persino chi non è in forma, chi si comporta in modo troppo disuguale, chi non s’intruppa, chi fa scelte di vita particolari, magari non allineate con i traguardi più condivisi. Ma da quando è affiorato nella coscienza sociale (o forse solo nel trend sociale) il concetto della tolleranza, ci siamo sentiti più civili, più buoni, più moderni.. certamente meglio dell’intolleranza, ma vorrei approfittare di questa occasione per sottolineare piuttosto che anche  il termine ‘tolleranza’ a mio avviso è pericoloso, in quanto inocula il concetto della prevalenza: io ti tollero nonostante tu sia diverso, nonostante tu non sia ‘normale’ come me. È quanto di più untuoso noi possiamo offrire alla nostra coscienza, che deve accogliere, non tollerare. Invece di discriminare le differenze, dovremmo approfittarne per arricchirci, non aver paura di impoverirci. Proprio la paura arma il mobbing, e l’ignoranza lo permette. Come essere umani sostenuti da quella cultura di cui tanto ci vantiamo, noi avremmo gli strumenti per fare ragionamenti articolati.. ma resta la potenza della cattiva fede. Contro questa, non so che dire. Dato che ho iniziato con i sinonimi, finisco con i contrari: il contrario di ‘diverso’ è ‘uguale’, il contrario di ‘normale’ è ‘eccezionale’. Dunque, anche il vocabolario toglie ogni alibi!  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                              

 

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