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Avere naso è importante...

24 Giugno 2013 , Scritto da enrica bonaccorti

“…un gran naso è propriamente l’inizio di un uomo affabile, buono, cortese, spiritoso, coraggioso come son io.” Così ribatteva orgoglioso Cyrano de Bergerac a chi lo derideva per ‘tale appendice’, e avrebbe anche potuto citare l’Eneide, in cui Virgilio ci racconta come nell’antichità un gran naso fosse sinonimo della più rigogliosa sessualità maschile, tanto che agli adulteri veniva amputato proprio il naso! In ogni caso, più clementi di Lorena Bobbit.

Ma quella crudele usanza era solo la metafora di un’antica ignoranza, o l’intelligente premonizione delle più recenti scoperte? Sicuramente ‘la seconda che ho detto..’ visto che la scienza ha individuato il ruolo di quei messaggeri chimici del desiderio sessuale che si chiamano ferormoni, sostanze primitive, inodori, di difficile misurazione, ma che vengono catturate proprio dall’organo vomero-nasale che le invia nella parte più antica del nostro cervello. È in quel limbo di emozioni che si decide il nostro approccio fondamentale alla vita, dunque dovrebbe essere il nostro sistema olfattivo il senso più determinante fra i cinque che l’uomo ha codificato. Invece, è il senso più dimenticato.

Da quando abbiamo abbandonato le ‘quattro zampe’ per la posizione eretta, è la Vista che ha conquistato il predominio, è a questo senso che affidiamo le nostre scelte, le reazioni, le valutazioni. Forse per questo sbagliamo tanto?  

Oggi si fa di tutto per far scomparire gli odori naturali, deodoranti e profumi mascherano stanchezze, paure, attrazioni.. Uno psicologo olandese, Piet Vroon, nel suo saggio ‘Smell’ ci avverte che ormai “anche il cervello risponde diversamente al bombardamento di stimoli chimici: quando annusiamo qualcosa di piacevole, ciò non innesca più azioni dirette o comportamenti legati all’eros”.  Sembra che nella società contemporanea i ‘fibrillatori’ siano sempre meno di origine naturale: ci emoziona di più un tramonto viola o gli infrarossi che ci permettono di vedere immagini nel buio più fitto? Due gocce di Chanel n.5 ci danno più o meno brividi di due stille di rugiada?

I segnali sociali ci dicono che vincono gli infrarossi e il profumo.

Ma c’è un momento nella vita in cui questo senso riconquista il suo predominio: è l’età neonatale, in cui l’odore di mamma è il primo e il più importante segno di riconoscimento per il bambino. Quando gli altri sensi sono ancora deboli, è l’olfatto a indicare al neonato la madre. Quel “odore di mamma” si imprimerà nella sua memoria per sempre, lasciando una traccia emotiva precisa e profonda. In ogni caso, sotto il profilo biologico ma anche culturale, dispiace assistere impotenti alla progressiva atropia di questo senso, che ancora oggi potrebbe aggiungere preziosi elementi di valutazione. Per esempio: l’audience sarebbe la stessa se la televisione emanasse anche gli odori? E osando di più, chissà se la storia del mondo sarebbe stata eguale se avessimo potuto annusare gli uomini che l’hanno fatta…

 

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Fumo e non fumo

6 Giugno 2013 , Scritto da enrica bonaccorti

Fumo da oltre quarant’anni. Ho bruciato una montagna di tabacco, per i primi dieci anni rigorosamente nero e senza filtro, oltre a colla, carta e chissà cos'altro che ha sicuramente cambiato colore ai miei polmoni. Ho bruciato anche una montagna di soldi che avrei potuto spendere meglio. Con le sigarette ho bruciato anche il tempo, tutto il tempo passato a cercarle, accenderle, spegnerle, pulirne le tracce, pensarle.. Insomma un bel falò dei più grandi tesori: salute, tempo e soldi. Così mi descrive lucidamente la situazione il mio emisfero di sinistra. Ma in altri anfratti neuronali le sinapsi danzano e intrecciano operazioni mentali più complesse che rispondono a stimoli non solo di tipo chimico. Per esempio la compagnia del gesto, le mani che scelgono, stringono, gettano, i milioni di baci di carta per succhiare quel sapore d’aria solo tua, come fosse il latte di un tempo. E ancora l’abitudine al rito, al gusto, alla ripetizione, all’illusione cristallizzata di quella sensazione lontana delle prime volte, quando a ogni boccata una vocina dentro ti sussurrava: “Io sono grande, forte, indipendente, fumo come gli adulti, come i dannati del cinema, come le dive …” Tutto questo non si dissolve per un divieto, lo dovremmo sapere bene alla luce della storia che ci ha sempre mostrato il fallimento dei vari proibizionismi. Quello che forse aiuterebbe noi fumatori sarebbe piuttosto la grazia. Non solo quella divina (un bel miracolo e da domani fumare mi fa schifo.. magari!) piuttosto la grazia degli uomini, fra gli uomini, in cui si può sperare solo se chi ci governa riesce a organizzare un passaggio morbido dalla pirateria selvaggia in cui abbiamo vissuto tutti finora (e di cui hanno sofferto soprattutto i non-fumatori) a un territorio misto, in cui dividersi gli spazi con civiltà, e senza occhiate torve di giudizio da una parte né prevaricazioni prepotenti dall’altra.

Ma se da un lato lo Stato ricava da chi compra sigarette una sostanziosa percentuale, dall’altra sarebbe logico e giusto che garantisse alle stesse persone la possibilità di godere di questo acquisto, e non come ‘carbonari’ o bambini cattivi. Gli spazi pubblici sono a disposizione di tutti i cittadini, credo, fumatori e non. Certo, non è mai facile organizzare e pianificare, meno che mai in Italia, ma quello che serve, a chi fuma e a chi non fuma, è Informazione e Organizzazione, non Terrorismo e Divieti. Senza dimenticare la grazia...

PS. Sulla sigaretta finta non mi esprimo, non mi sento sufficientemente informata sulla sua nocività o meno. Certo che se non contiene nicotina, mi pare curioso vietarla. Non è che dà fastidio persino vedere chi fa finta di godersi una finta sigaretta? E se non è il tabacco che brucia a provocare quella nuvoletta, non si potrebbero usare sostanze così sane da far diventare quell’aggeggio una sorta di aerosol portatile? Ripeto, non so come funzioni e vado di fantasia, ma torno alla realtà con un aneddoto: io non bevo alcol, da anni l’unica bevanda con cui accompagno i miei pranzi, a parte l’acqua, è la birra analcolica, che ormai tutte le grandi marche italiane e internazionali hanno in produzione. La trovavo al bar della Rai e quando pranzavo lì la prendevo. Ma un giorno mi dicono che non possono più venderla, una circolare aveva notificato il divieto di alcol. È stato inutile dire e ripetere che quella birra non ne conteneva, e pur essendocene alcune confezioni a vista, ho potuto bere solo acqua perché ‘A noi c’hanno detto anche la birra’. Ma se si chiama ‘birra analcolica’.. se si chiama ‘sigaretta elettronica’.. dov’è l’alcol, dov’è la nicotina’? Sempre pronta a cambiare idea, ma aiutatemi a capire.

 

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il dolore e la responsabilità

5 Giugno 2013 , Scritto da enrica bonaccorti

Non si sa più per cosa disperarsi. Hai ancora sul cuore il macigno per l’ultima ragazzina che non diventerà mai donna, che vieni sommersa da una gragnola di altre tragedie, un bambino bellissimo che nasce abbandonato, un altro bambino bellissimo che muore dimenticato.. E il dolore non è un chiodo che si schiaccia e scompare se ne arriva un altro, il dolore si assomma. Ma oltre la sofferenza, c’è un pericolo che si chiama abitudine, che confina con l’assuefazione, che porta alla rassegnazione.. Certo, non si può protestare contro il dolore, ma lavorare per cambiare certa cultura che porta a questi e altri danni, sì. Le donne che hanno il cuore piccolo come il mio nel sentire al Telegiornale che l’ennesimo uomo uccide l’ennesima donna, se sono madri di figli maschi se lo ricordino sempre, a ogni parola che esce dalle loro bocche, anche quando i bambini sono piccolissimi. Una frase che per noi è una battuta innocua, nel cervello plastico di un bimbo si incista per sempre, senza i filtri adulti dell’ironia e dell’iperbole. “Chissà quante fidanzatine avrai..” o “Queste sono cose da femminucce..” dà connotazioni negative e gregarie al mondo femminile, che possono essere trampolini per quei comportamenti che purtroppo conosciamo bene. Non è un’opinione, sono le indagini scientifiche a dircelo. Così come l’esempio che dà una madre nell’occupare il suo posto in casa, sarà l’impronta che il suo bambino percorrerà per tutta la vita. Sì, ancora una volta la responsabilità e il lavoro più pesante è sulle nostre spalle.. siamo noi donne che forgiamo il mondo. E più ne saremo coscienti, più il mondo potrà migliorare. 

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Referendum: strumento democratico?

4 Giugno 2013 , Scritto da enrica bonaccorti

Sto riflettendo sull’istituto del Referendum, di cui sento già spifferi e venticelli, prodromi di possibili tifoni.. ma oltre a malaugurate ipotesi contingenti, dico subito che è una pratica che non mi dà alcuna fiducia. Sì, lo so che è il Grande Strumento Democratico, anch’io ci credevo e lo invocavo. Ho partecipato a quelli storici degli anni ’70 con grande convinzione poi gratificata dal risultato, e ho messo la mia crocetta per l’ultimo sull’energia, ma senza convinzione e senza sapere se fosse giusto gioire per il risultato. Mi chiedevo: che cosa ne so io dell’energia, delle scelte economiche, tecniche, ambientali, scientifiche, più adatte alle nostre risorse? L’istituto del Referendum mette nelle mani dei cittadini decisioni importanti, temi di grande peso, il coinvolgimento diretto della popolazione viene vissuto e venduto come una grande conquista dovuta alla Democrazia. Mi era sempre sembrata una considerazione talmente giusta e scontata da essere banale. Poi, man mano che il Partito della Ragione prendeva il posto del Partito Preso, ho iniziato a chiedermi: ma io di certe cose che ne so? La risposta, e la sfiducia definitiva nel Grande Strumento Democratico, l’ho avuta circa cinque anni fa quando per un’occasione di lavoro mi è capitato di approfondire un tema tuttora in primo piano, la gestione del cosiddetto ‘fine-vita’, su cui appunto si è anche ventilata l’ipotesi di un Referendum. Ciò che fino quel momento sapevo sul tema era più o meno quello che generalmente viene scritto e detto a noi cittadini su tutti i media, immagino più o meno quello che sapete anche voi che state leggendo, ma dopo essere andata alla verifica, ho capito che.. non ci hanno fatto capire niente! Se vi chiedo: quanto possiamo rimanere in vita se siamo in una condizione di coma, credo che la quasi totalità delle risposte sarà ‘anni, anche tutta la vita’ oppure ‘non si può sapere’ così come avrei risposto anch’io fino a poco più di quattro anni fa.  Ma la verità scientifica è ben diversa, e quando l’ho scoperta pensavo di aver capito male, perché la risposta corretta è sorprendente: 4/5 settimane al massimo! Se non esci dal coma in questo lasso di tempo, ci muori dentro, se ne esci, ci sono diverse possibilità cliniche, livelli diversi di stati vegetativi, fino alla sindrome ‘locked-in’ in cui vive il protagonista di quel libro che mi ha fatto approfondire l’argomento: un uomo immobile, all’apparenza più ‘in coma’ che mai, invece perfettamente cosciente e totalmente vigile senza poterlo comunicare. Continuo a pensare che siamo noi gli unici padroni della nostra vita, dunque per me l’autodeterminazione è imprescindibile, ma rispetto alla stesura di una legge considerare dei nostri concittadini dei grandi invalidi e non dei moribondi, cambia tutto, così come  non si può dare in pasto ai cittadini un tema così importante senza corredarlo con le informazioni corrette, ma anzi manipolandolo a seconda dell’appartenenza politica. Non è accettabile che esponenti delle nostre Istituzioni, ma anche giornalisti o i soliti ‘opinionisti’ tuttologi, condannino o difendano a spada tratta cose di cui non sanno nulla, e su cui addirittura pensano che non si possa sapere nulla. Già, cos’è l’aggiornamento? Siano meno superficiali e opportunisti, almeno su certi argomenti. I cittadini vogliono essere informati, non manipolati. Siamo diventati un Paese di opinionisti, ma senza aver avuto le informazioni per formarcele. Sul piano pratico sarebbe come tirar su una casa senza le fondamenta.. In questo modo non avremo mai delle nostre vere  opinioni, ma quelle dell’imbonitore più bravo a convincere il numero più alto di persone. Ma la verità non è nei numeri, è semplicemente nella verità stessa, se ci danno la possibilità di arrivarci. Non è certo un nostro dovere informarci, ma è sicuramente un nostro diritto avere gli elementi giusti per decidere. Se poi immaginiamo di fare la nostra scelta altamente democratica non su un tema ma su una persona, ricordo soltanto che per un certo periodo in America si diceva: “Se si candidasse, il Presidente degli Stati Uniti sarebbe Elvis Presley”. E non aggiungo altro.

 

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Trappole presidenziali

3 Giugno 2013 , Scritto da enrica bonaccorti

Ma come si fa a mettere sul fragile e sbilenco tavolo delle riforme temi come le intercettazioni prima e ora il presidenzialismo? Anche senza entrare negli specifici, è evidente che in questo momento non sono queste le riforme che servono al Paese, le cose urgenti da fare sono ben altre! La tempistica solleva perlomeno qualche dubbio. Elementi di distrazione? Prove di forza per affermare il proprio peso? Non sono certo esigenze fondamentali per risolvere la crisi. Qualcuno vuole dire chiaro e tondo che speriamo che il governo si occupi d'altro? E non si perdano neppure dieci minuti su questi argomenti. Delle intercettazioni si è già discusso troppo, sul presidenzialismo mi auguro non accada. Accantoniamo subito una strada pericolosa, in mezzo a un bosco pieno di trappole, che ci può portare dritti dritti in bocca al lupo. E non è un augurio.   

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Azzardo di Stato

24 Maggio 2013 , Scritto da enrica bonaccorti

La storia di quei genitori che hanno chiuso in macchina il figlio di due mesi per andare a giocare alle slot-machines, la userei al posto di quelle campagne pubblicitarie istituzionali che invitano al gioco d’azzardo, con l’ipocrita postilla dell’invito alla moderazione. Perché allora non liberalizzare nuovamente anche l’alcol, invitando a bere sì, ma con moderazione? E visto che la scienza ci dice che la nocività di tutto o quasi è l’abuso, non l’uso, lo Stato potrebbe liberalizzare campagne pubblicitarie sul 99% di quello che è illegale! Ma quando si domanda se sia opportuno che lo Stato faccia cassa su un’attività così ‘border-line’, la risposta è che il gioco d’azzardo legale consente allo Stato di incrementare le entrate erariali e di regolamentare un settore ad alto rischio di infiltrazione da parte della criminalità organizzata. D'accordo, ma allora perché lo stesso ragionamento non vale anche per altri settori, primo fra tutti quello della prostituzione? Se poi si ragiona sulla comunicazione intrinseca della campagna pubblicitaria, invitare al gioco (con moderazione...) significa esaltare il valore della fortuna, slegato da ogni merito individuale. Dunque, oltre a tutto quello che sappiamo, dalle rovine finanziarie al triste esempio dei genitori che preferiscono una slot a un figlio, uno Stato che invita al gioco d’azzardo sminuisce al contempo il valore dell’impegno, del sacrificio, dello studio, del talento. Infatti, con grande coerenza, i primi tagli dei finanziamenti colpiscono sempre la cultura e la ricerca, no? E magari proprio chi ha votato quei tagli, mette in conto fra i suoi rimborsi non dovuti persino il ‘gratta e vinci’! Non solo ce li ruba, vuole anche vincere coi nostri soldi? Sì, ma con moderazione.

 

 

 

 

 

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Unioni e Matrimoni

18 Maggio 2013 , Scritto da enrica bonaccorti

Fra i tanti nodi da districare nella testa arruffata del nostro Paese uno dei più aggrovigliati è quello delle coppie di fatto, quando se ne discute si continuano ad adoperare pettini con denti così stretti, che i nodi restano. Pensare che proprio oggi in Francia è entrata in vigore la legge che permette i matrimoni omosessuali, e il primo sarà celebrato fra una decina di giorni. Per dire la verità – come sempre – a me non piace il termine ‘matrimonio’, io userei il termine ‘unione’. Il Matrimonio è un sacramento, con tutto quello che ne consegue, indissolubilità compresa, mentre l’Unione sarebbe un contratto civile, con gli stessi diritti e doveri di chi si sposa in municipio. Una sfumatura, ma potrebbe smussare la ruvidità della percezione sociale di un affresco che chiede di cambiare la prospettiva. Ma è solo questa la correzione che vorrei sentire nelle rivendicazioni di un diritto sempre più pressante e ineludibile. Da noi invece si disquisisce ancora sulle coppie di fatto... Ricordo quando è stata varata la direttiva europea sulla libera circolazione dei familiari, conviventi compresi senza distinzione di sesso, e ancora di più quando, ormai anni fa, si parlava di “Pacs”.. apriti cielo! Peccato, quelle lettere rappresentavano concetti buoni e giusti: Patto, Civile e Solidarietà.  Ma appena c’è odore di possibile utilizzo di una regola anche da parte dei cittadini omosessuali, si alzano barricate di distinguo che diventano quasi offese. Nei Paesi civili non possono esistere cittadini di serie A e di serie B, o addirittura non classificati! E’ dal 2003 che il Parlamento Europeo “raccomanda agli Stati membri di riconoscere, in generale, i rapporti non coniugali fra persone sia di sesso diverso che dello stesso sesso, conferendo gli stessi diritti riconosciuti ai rapporti coniugali, oltretutto adottando le disposizioni necessarie per consentire alle coppie di esercitare il diritto alla libera circolazione nell'Unione". Anche se abbiamo e continueremo ad avere la nostra Costituzione nazionale, è prevedibile un’evoluzione politica che dia a tutti i cittadini del nostro Continente le stesse regole nello stesso comune territorio. Oltre Tevere alzano le  barricate, è il loro lavoro (meno accettabili certi esponenti di area cattolica, così cattolici da dimenticarsi in certe loro esternazioni di essere cristiani) ma la società civile perché dovrebbe impedire di regolare una solidale unione fra cittadini, che può anche non chiamarsi matrimonio o famiglia, ma che ai suoi valori si riferisce comunque? In tutta Europa siamo rimasti soltanto noi e la Grecia ad avere atteggiamenti sociali e legislativi di chiusura, nonostante a livello internazionale si stia consolidando il principio che “gli Stati hanno l’obbligo di introdurre per le coppie omosessuali quanto meno uno status similare al matrimonio”. In Italia tardive innovazioni legislative hanno man mano annullato, sempre passando per il filtro costituzionale nazionale, la patria potestà, lo ius corrigendi del marito sulla moglie, l'indissolubilità delle promesse nuziali, il reato di adulterio, i diritti dei figli nati fuori dal matrimonio.. e insieme alla legge man mano è cambiata anche la percezione sociale di questi aspetti, che un tempo facevano parte di quei ‘valori inalienabili’ dati per scontati. Dobbiamo invece fare continui conti con la realtà sociale, e rispettare tutti i cittadini secondo il principio di uguaglianza e di non discriminazione. Come sancisce l’articolo 3 della nostra Costituzione. 

 

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sì alle Iene no agli struzzi

16 Maggio 2013 , Scritto da enrica bonaccorti

‘Le Iene’ è un titolo perfetto, come il programma. La migliore applicazione del ‘castigat ridendo mores’ famosa locuzione latina che tradotta letteralmente significa ‘corregge i costumi ridendo’. Li corregge davvero? Si denuncia, si condanna, si irride, ma qualcuno poi mette in galera lo stuolo di truffatori, molestatori, delinquenti di ogni tipo, che ‘Le Iene’ ci presenta? Autori e attori del programma fanno un lavoro magnifico, ma non possono certo mettere le manette! Qualcuno lo fa dopo? A volte la troupe televisiva ritorna dopo un mese o un anno sul ‘luogo del delitto’ e riscontra che si continua a delinquere. Questo ci dice prima di tutto che nel frattempo nessuno è intervenuto.. perché? E non si possono accampare dubbi, grazie a telecamere e microfoni nascosti. È uno scoramento verificare che siamo circondati da truffatori, immersi negli inganni, a rischio continuo di essere depredati in banca, nel corpo, nell’anima. Una schiera di infami, in più pronti a giurare contro ogni evidenza, a negare quello che abbiamo appena visto e sentito. Ma noi possiamo solo indignarci, preoccuparci e intristirci, chi ha gli strumenti perché non interviene nell’immediato? Le prove ci sono tutte, i reati sono evidenti! Se si approfitta di una ragazza, si rubano i risparmi a venti famiglie, si vendono prodotti tossici, si maltrattano animali, si specula sulla salute, si illudono disperati, si molestano bambini, e tramite le ‘Iene’ ne siamo tutti testimoni, ci aspettiamo che questi pericolosi individui platealmente individuati siano puniti ai sensi di legge, a difesa di tutti noi.  È questo che ci aspettiamo. Altrimenti il lavoro delle Iene fa la fine degli struzzi.   

 

 

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Domanda semplice, forse stupida

13 Maggio 2013 , Scritto da enrica bonaccorti

Credo sia un pensiero così semplice che possa sembra stupido. Sicuramente è un pensiero ignorante, nel senso che ignoro la prassi. Ma mi chiedo: perché non cambiare le regole a monte, invece di rimanerci impigliati a valle? Cioè: invece di affannarsi, dividersi, promettere, smentire e contestare i vari emolumenti della politica che vanno restituiti, perché non si danno meno soldi in partenza?

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Una riflessione in generale, anzi, di genere.

10 Maggio 2013 , Scritto da enrica bonaccorti

Mi pare che il nostro Paese, che qualcuno vedeva come un’azienda, somigli più a una famiglia litigiosa, sempre più allargata, parenti serpenti da tutte le parti..
Se il Presidente della Repubblica possiamo vederlo come il nonno che dall’alto della sua esperienza controlla e dà buoni consigli, è il presidente del Consiglio il motore della casa, quello che dà la spinta e la direzione alla famiglia, che decide come amministrare le entrate, che sceglie chi è opportuno frequentare. Praticamente una moglie. Milioni di donne sanno che è sulle loro spalle che la famiglia trova equilibrio, arriva a fine mese, fa crescere i figli, spesso non dimentica la poesia. Ma a parte queste considerazioni, sono ormai molte le pubblicazioni scientifiche che certificano che le cosiddette "differenze di genere significative" nel nostro cervello sono in maggior parte a favore del genere femminile che abita il nostro pianeta. Lo abita ma non lo governa. Eppure dalle indagini risulta che le donne sono meno corruttibili nelle trattative, nei test sono risultate nettamente migliori nella memoria e nel linguaggio, è dimostrato che nelle classi di sole ragazze il livello di apprendimento è migliore e più veloce e che con l’età le abilità mentali diminuiscono più negli uomini che nelle donne. La lista delle “differenze significative” a favore della parte femminile del pianeta potrebbe continuare, ma lascio spazio a quelle della parte maschile: maggiore massa muscolare, migliore orientamento e maggiore capacità di distinguere le forme geometriche. A un Premier serviranno certamente anche queste doti, ma se tutte le altre qualità sono più frequenti nel genere femminile, perché è così difficile far accomodare una signora  su questa e altre poltrone?   

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