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Il Popolo sovrano 👑 dal Blog di Nostradamus... #riflessioni azzeccate tornano a galla come un sughero..

26 Maggio 2018 , Scritto da enrica bonaccorti

Il Popolo sovrano 👑 dal Blog di Nostradamus... #riflessioni azzeccate tornano a galla come un sughero..

Qualcuno ha detto: “La differenza tra la vera democrazia e la democrazia popolare è la stessa differenza che passa tra una camicia e una camicia di forza”, e Pascal affermava che “Non essendosi potuto fare in modo che quel che è giusto fosse forte, si è fatto in modo che quel che è forte fosse giusto”. 

Temo ci sia attinenza fra queste frasi. 

In ogni caso, la parola *popolo* conviene a tutti. Ancora di più se gli metti una corona in testa e lo fai diventare sovrano.

Il famoso ‘popolo sovrano’  

enrica bonaccorti  23-4-2012

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La ballata degli Dei... La ballata dei... Vecchie rime di anni fa mi tornano in mente nell’anno corrente..

20 Maggio 2018 , Scritto da enrica bonaccorti

La ballata degli Dei... La ballata dei... Vecchie rime di anni fa mi tornano in mente nell’anno corrente..

 

Dei  falsi Dei 

 

 

 

Senza le sponde dell’indignazione

tracima il mare dell’ambiguità

i cuori più deboli e le menti confuse

seguono l’onda e finiscono in rete

 

Nella deriva che erode lo spazio

in bilico resta la coscienza di pochi

isole brulle coltivate a fatica

lembi di terra necessari al respiro

 

False parole diventano leggi 

e un’eco perenne le incide sui cuori

Se intorno a dei falsi si canta la messa

 il Paese s’inchina a dei falsi Dei

 

***

 

 

 

 

 

 

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Ritrovato articolo del ‘97 e post del 2012 - E se lo chiamassi “Il Blog di Cassandra?” #gallidellaloggia @Corriere @mattiafeltri @mariocalabresi

19 Maggio 2018 , Scritto da enrica bonaccorti

Giugno 1997 La mia lettera aperta della settimana al Ministro degli Interni Napolitano

Giugno 1997 La mia lettera aperta della settimana al Ministro degli Interni Napolitano

                               Post del  23-4-2012

 

Molti anni fa, nel 1997, nella mia rubrica il ‘Francobollo’ sull’inserto 7 del Corriere della Sera, mi affiancavo alla preoccupazione dell’allora Ministro dell’Interno Giorgio Napolitano, unica voce inquieta in mezzo a tanta ironia per l’escalation di un giovane piccolo partito del Nord.

Scrivevo nel ‘97 che “nel nostro Paese i prodromi folkloristici sono sempre stati sottovalutati, e hanno portato a epiloghi che con il folklore non c’entravano niente” e mi chiedevo: “Ma la politica è miope? Forse addirittura presbite, se non riesce a dare contorni precisi a quello che ha sotto gli occhi”.

Oggi, con le dovute differenze, mi faccio la stessa domanda. Ma non per il programma del non più piccolo partito o del nuovo polo d’attrazione che ora brilla a 5 stelle, che sembra distante da sacre ampolle e cravatte verdi... vedremo. Qui è piuttosto sul nostro atteggiamento che vorrei fare una riflessione: mi sembra che ancora una volta si delinei la nostra pericolosa propensione a seguire chi fa la voce più grossa, contro tutti senza distinzioni. Ciclicamente si presenta a un balcone qualunque, che si chiami piazza, studio Tv o schermo del pc, un uomo del destino, un capopopolo che urla la rabbia di tutti contro il Potere, qualunque esso sia. E dato che le ragioni non mancano mai, basta cogliere il momento giusto, salire sul podio di più alta visibilità, e il Capo troverà il suo Popolo. Quale momento più giusto di questo, quale podio più illuminato del web, che Grillo sa usare come nessuno dei suoi nuovi colleghi?

Dunque, se negli inevitabili periodi di crisi che ogni Nazione attraversa, basta dare voce, anzi urlo, al popolo, dobbiamo soltanto sperare di avere la fortuna che il prossimo Capopopolo sia meglio dei suoi predecessori. 

Qualcuno ha detto che “la differenza tra la vera democrazia e la democrazia popolare è la stessa differenza che passa tra una camicia e una camicia di forza”, e Pascal affermava che “non essendosi potuto fare in modo che quel che è giusto fosse forte, si è fatto in modo che quel che è forte fosse giusto”. Temo ci sia attinenza fra queste frasi.

In ogni caso la parola popolo conviene a tutti, riempie bene la bocca, e ancora di più se gli metti una corona in testa e lo fai diventare sovrano. Il famoso ‘Popolo sovrano’...  

 

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Noi che avevamo 18 anni nel ‘68 @robertoolla1 Speciale @Tg5 @cjmimun @paolotgcom @ferrarailgrasso @CabriniGirl

12 Maggio 2018 , Scritto da enrica bonaccorti

Noi che avevamo 18 anni nel ‘68 @robertoolla1 Speciale @Tg5 @cjmimun @paolotgcom @ferrarailgrasso @CabriniGirl
Noi che avevamo 18 anni nel ‘68 @robertoolla1 Speciale @Tg5 @cjmimun @paolotgcom @ferrarailgrasso @CabriniGirl

Noi che avevamo 18 anni nel 1968 

 

Noi che sapevamo De André a memoria e che andavamo al Nuovo Olimpia a vedere i film di Bergman, noi che abbiamo fatto la maturità con tutte le materie, e se ci lamentavamo i nostri genitori ci dicevano che loro avevano 'portato' tutti i tre anni, noi che aspettavamo l'autobus per tanto tempo e con qualsiasi tempo, e solo i maschi più fighi avevano il motorino, noi che tornavamo a scuola il primo ottobre e aspettavamo febbraio per mascherarci, noi che potevamo dire di essere a Roma mentre eravamo a Bari e nessuno poteva controllare, noi che pensavamo di avere il Diritto e il Dovere di cambiare il mondo, noi che credevamo di avercela fatta e ci siamo sedute sulla nostra presunzione, noi che pensavamo di essere il futuro e siamo rimaste intrappolate nel passato. Noi che avevamo 18 anni nel '68. 

 

 

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#donneingioco #Montecitorio #Miur Il mio intervento.. che le giovani donne sappiano cosa hanno fatto le vecchie...

9 Maggio 2018 , Scritto da enrica bonaccorti

#donneingioco #Montecitorio #Miur Il mio intervento.. che le giovani donne sappiano cosa hanno fatto le vecchie...
#donneingioco #Montecitorio #Miur Il mio intervento.. che le giovani donne sappiano cosa hanno fatto le vecchie...
#donneingioco #Montecitorio #Miur Il mio intervento.. che le giovani donne sappiano cosa hanno fatto le vecchie...

DONNE IN GIOCO - Camera dei Deputati - 8/5/2018 

 

Essere donna è un dono, ma è sicuramente una sfida continua, persino nel riconoscimento di tutto quello che le Italiane hanno fatto per l’Italia. Ecco perché sono stata felice e onorata di essere stata coinvolta fin dall’inizio, due anni fa, nell’ottimo, utile, coraggioso progetto di Elena Luviso che oggi arriva a questa splendida realizzazione. Sono convinta che solo la conoscenza della nostra storia  possa dare alle nuove generazioni la consapevolezza di quello che è stato fatto per l’Italia dalle italiane, a cominciare da quelle 21 presenti nell’Assemblea Costituente, a cui dobbiamo un lavoro fondamentale sia dal punto di vista legislativo che da quello sociale, per emancipare la società tutta, non solo noi stesse, il nostro genere. “Donne in gioco” ci chiede di tornare a quello spirito con l’orgoglio di chi è consapevole del proprio contributo, ma anche di prendere esempio dal gioco di squadra fatto da quelle donne per arrivare a dei risultati più alti degli steccati che le dividevano. 

Spero che “Donne in gioco” sia il più possibile divulgato fra le nuove generazioni, tenute colpevolmente all’oscuro della forza e dello sforzo che alcune di noi hanno fatto per arrivare al punto in cui siamo. Che non è un punto esclamativo, sia chiaro, anche se passi avanti è altrettanto chiaro che si siano fatti. Alcuni solo di forma, quelli che le ragazze più inconsapevoli scambiano per parità.. ma altri di sostanza e importanza, a cominciare dal primo fondamentale, l’accesso al voto che Donne in gioco omaggia nella sua 72’ ricorrenza. Ma subito nella neonata Costituzione, una delle 72 donne qui ricordate, Teresa Noce, ottenne un’aggiunta determinante per il nostro futuro nell’articolo 3 e cioè: ‘senza distinzione di sesso’. Un’altra carta è dedicata a Franca Viola, alla cui ribellione dobbiamo quel forte cambiamento di mentalità che ha dato l’avvio all’abrogazioni di leggi che proteggevano il carnefice e non la vittima, un’altra carta è quella di Lina Merlin che oltre la famosa legge, si è battuta per normative a favore delle donne lavoratrici, e insieme ad altre parlamentari unite trasversalmente dall’obiettivo comune, aprì la strada della magistratura e della diplomazia al genere femminile fino a quel momento escluso.. e potrei continuare con tanti risultati importanti, raggiunti con difficoltà indicibili dovute proprio al genere di appartenenza, così mal sopportato fra quegli scranni.  Spesso si dimentica che sono comunque conquiste recenti, che non hanno ancora evidentemente modificato nel profondo la cultura di base, che verso il genere femminile è ancora intrisa di pregiudizi e pensieri malati, come purtroppo ci racconta la cronaca. Solo se consideriamo la situazione in cui milioni di donne in altre parti del mondo sono costrette a vivere, o meglio a sopravvivere, anzi a subire, noi possiamo dirci ‘fortunate’. Ma le nuove generazioni sembrano convinte che non ci sia più nulla da conquistare, ma solo da difendere. Forse per sfiducia in reali opportunità e soddisfazioni, forse per qualche cattivo esempio premiato a sproposito, avverto una tendenza che ho battezzato ‘sindrome di Lassie’: si torna a casa, donne! Tanto il soffitto è di cristallo, no? Già… se si perdono gli orizzonti, rimangono i confini.  

Ma noi veniamo da una storia che merita di essere omaggiata e proseguita, per farlo però prima dobbiamo conoscerla, e ‘Donne in gioco’ è lo strumento perfetto per questo: si gioca, ci si diverte, e s’impara chi siamo state, e capiamo chi possiamo essere. È la consapevolezza che ti dà la forza, e la squadra la moltiplica. Prendiamo esempio da quelle donne e continuiamo la nostra storia. 

 

 

 

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DONNE IN GIOCO - sapere chi siamo state per capire chi possiamo essere - il mio intervento - @valeriafedeli @Miur @RobertoCastaldo

7 Maggio 2018 , Scritto da enrica bonaccorti

DONNE IN GIOCO -  sapere chi siamo state per capire chi possiamo essere - il mio intervento - @valeriafedeli @Miur @RobertoCastaldo
DONNE IN GIOCO -  sapere chi siamo state per capire chi possiamo essere - il mio intervento - @valeriafedeli @Miur @RobertoCastaldo
DONNE IN GIOCO -  sapere chi siamo state per capire chi possiamo essere - il mio intervento - @valeriafedeli @Miur @RobertoCastaldo

DONNE IN GIOCO - Camera dei Deputati - 8/5/2018 

 

Essere donna è un dono, ma è sicuramente una sfida continua, persino nel riconoscimento di tutto quello che le Italiane hanno fatto per l’Italia. Ecco perché sono stata felice e onorata di essere stata coinvolta fin dall’inizio, due anni fa, nell’ottimo, utile, coraggioso progetto di Elena Luviso che oggi arriva a questa splendida realizzazione. Sono convinta che solo la conoscenza della nostra storia  possa dare alle nuove generazioni la consapevolezza di quello che è stato fatto per l’Italia dalle italiane, a cominciare da quelle 21 parlamentari - su 556 - presenti nell’Assemblea Costituente, a cui dobbiamo un lavoro fondamentale sia dal punto di vista legislativo che da quello sociale, che ha emancipato la società tutta, non solo noi stesse, il nostro genere.

“Donne in gioco” ci chiede di tornare a quello spirito con l’orgoglio di chi è consapevole del proprio contributo, ma anche di prendere esempio dal gioco di squadra fatto da quelle donne per arrivare a dei risultati più alti degli steccati che le dividevano. 

Spero che “Donne in gioco” sia il più possibile divulgato fra le nuove generazioni, tenute colpevolmente all’oscuro della forza e dello sforzo che alcune di noi hanno fatto per arrivare al punto in cui siamo. Che non è un punto esclamativo, sia chiaro, anche se passi avanti è altrettanto chiaro che si siano fatti. Alcuni solo di forma, quelli che le ragazze più inconsapevoli scambiano per parità.. ma altri di sostanza e importanza, a cominciare dal primo fondamentale, l’accesso al voto che Donne in gioco omaggia nella sua 72’ ricorrenza.

Ma subito nella neonata Costituzione, una delle 72 donne qui ricordate, Teresa Noce, ottenne un’aggiunta determinante per il nostro futuro nell’articolo 3 e cioè: ‘senza distinzione di sesso’. Un’altra carta è dedicata a Franca Viola, alla cui ribellione dobbiamo quel forte cambiamento di mentalità che ha dato l’avvio all’abrogazioni di leggi che proteggevano il carnefice e non la vittima, un’altra carta è quella di Lina Merlin che oltre la famosa legge, si è battuta per normative a favore delle donne lavoratrici, e insieme ad altre parlamentari unite trasversalmente dall’obiettivo comune, aprì la strada della magistratura e della diplomazia al genere femminile fino a quel momento escluso. E potrei continuare con tanti risultati importanti, raggiunti con difficoltà indicibili dovute proprio al genere di appartenenza, così mal sopportato fra quegli scranni.  Spesso si dimentica che sono comunque conquiste recenti, che non hanno ancora evidentemente modificato nel profondo la cultura di base, che verso il genere femminile è ancora intrisa di pregiudizi e pensieri malati, come purtroppo ci racconta la cronaca. Solo se consideriamo la situazione in cui milioni di donne in altre parti del mondo sono costrette a vivere, o meglio a sopravvivere, anzi a subire, noi possiamo dirci ‘fortunate’.

Ma le nuove generazioni sembrano convinte che non ci sia più nulla da conquistare, ma solo da difendere. Forse per sfiducia in reali opportunità e soddisfazioni, forse per qualche cattivo esempio premiato a sproposito, avverto una tendenza che ho battezzato ‘sindrome di Lassie’: si torna a casa, donne! Tanto il soffitto è di cristallo, no?

Già… se si perdono gli orizzonti, rimangono i confini.  

Ma noi veniamo da una storia che merita di essere omaggiata e proseguita, per farlo però prima dobbiamo conoscerla, e ‘Donne in gioco’ è lo strumento perfetto per questo: si gioca, ci si diverte, e s’impara chi siamo state, e capiamo chi possiamo essere. È la consapevolezza che ti dà la forza, e la squadra la moltiplica. Prendiamo esempio da quelle donne e continuiamo la nostra storia. 

 

 

 

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La Pezzopane è di Coccìa?.. #stefaniapezzopa. #carmelitadurso

7 Maggio 2018 , Scritto da enrica bonaccorti

La Pezzopane è di Coccìa?.. #stefaniapezzopa. #carmelitadurso

 

 

Un’altra prova di quanto sia sbaliato giudicare condizionati da parametri estetici, di classe, di ruoli.. L’intervento di Stefania Pezzopane ieri a #Domenicalive mi ha ricordato alcuni versi di “Il mio canto libero”: ‘...e vola sulle accuse della gente / a tutti i suoi retaggi indifferente / sorretto da un anelito d’amore...’ Se si potesse misurare l’altezza in chiarezza, coraggio, dignità, sicurezza, lucidità, eloquio, la senatrice Pezzopane sarebbe la più alta di tutti‼️👏👏👏 Sono certa che la sua intelligenza e l’ironia le permetteranno persino di apprezzare una battutaccia come: “La Pezzopane è di Coccìa!” 

 
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Grande Fratello.. di dolore ostello... fino al bordello.. un #gf dantesco... @SimonettaIzzo @InfoMalgioglio

30 Aprile 2018 , Scritto da enrica bonaccorti

Grande Fratello.. di dolore ostello... fino al bordello.. un #gf dantesco... @SimonettaIzzo @InfoMalgioglio

Il GF è come Internet, dipende da come si usa. L’ho seguito dalla prima edizione, come tutte le novità del resto, sicura che dopo 5’ minuti l’avrei abbandonato, invece dopo 15 anni sono ancora qui. Certo, fa parte del mio ambito di lavoro, devo comunque esserne informata, ma non basterebbe a giustificare la mia fedeltà. Allora perché? Perché sempre di più si conferma la mia prima impressione su questo programma.  Altro che trattati sociologici, indagini e sondaggi, è questo lo specchio più ingrandente sulla situazione sociale in cui ci muoviamo, e lo specchio ci riporta una realtà inequivocabile: siamo alla frutta, al dolce, anzi all’amaro, il più amaro che c’è. Dalla prima edizione a quella in corso, la decadenza è evidente, la frana è diventata slavina e ha seppellito ogni aspetto positivo sotto montagne di volgarità, maleducazione e aggressività fino alla violenza, ed è triste constatare che non c’è grande differenza fra maschi e femmine in tutti questi aspetti. Gli argomenti, quando non sono pettegolezzi o inciuci sugli altri abitanti della Casa, sono il loro futuro nel mondo dello spettacolo, le ospitate televisive, il trucco e i vestiti, le ultime applicazioni del telefonino. Nelle discussioni nessuno ascolta l’altro, tutti si parlano addosso e tutto diventa incomprensibile. Non che si perda qualcosa, ma mai una volta che qualcuno riesca a esporre il suo pensiero fino alla fine e dopo, solo dopo, qualcun altro dica il suo. Questo accade non solo nella Casa purtroppo, è un pessimo vizio diffuso che denuncia la mancanza di una educazione di base al rispetto. La forma diventa sostanza in questo caso, ma anche per l’italiano straziato e straziante che si adopera, manifesto di una ignoranza diffusa senza vergogna, anzi, esibita con orgoglio. Credo sia giusto e inevitabile scegliere concorrenti particolari per i reality, ma perché sempre ‘al ribasso’? Se c’è chi crede che la Terra è piatta, voglio dentro anche uno con tre lauree!  Oppure siamo alla discriminazione della cultura!? Peccato non aver approfittato per far vedere convivere anche rappresentanti delle varie ‘diversità’ con qualità positive. Avremmo così bisogno di buoni esempi! Di clown maleducati e aggressivi ne vediamo già troppi, nelle aule e nelle piazze, per la strada e nei palazzi.

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