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Un seme dallo sterco

19 Marzo 2015 , Scritto da enrica bonaccorti

Ci sono tanti fili di diversa consistenza e di diverso colore nel mondo arabo, si sono sempre osteggiati, ognuno ha sempre cercato di tagliare l’altro, ora invece fanno matassa in nome della costruzione di uno Stato Islamico, un Califfato che riunisca tutti sotto la sharia. Che vuol dire cancellazione della storia, della donna, dei diritti, dell'arte, della libertà, della civiltà, della cultura tutta insomma. Non è un caso che il nome del gruppo nigeriano che si è recentemente affiliato all’Is sia Boko Haram, là dove Boko rimanda a book, libro, e haram racchiude tutto quello che è proibito dalla loro interpretazione dell’Islam, e in occasione dell’attentato al museo del Bardo a Tunisi, un tweet inneggiava particolarmente felice di aver colpito ‘quegli acculturati’. Se un seme può nascere da tutto lo sterco che stanno spandendo, potrebbe essere una spinta per noi a difendere, omaggiare, valorizzare finalmente la cultura. Almeno questo.

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La polverizzazione

19 Marzo 2015 , Scritto da enrica bonaccorti

È di poco fa, a oltre 24 ore dall’attentato a Tunisi, una rivendicazione da parte dell’Is, che finora aveva dato solo il suo plauso su uno dei suoi siti. Ma credo che sia un falso problema chiedere una certificazione ufficiale per questi attacchi alla civiltà, l'affiliazione è automatica. Il vero problema è che il nemico non è collocabile in una sola area, il suo territorio non ha confini da invadere perché il suo territorio è l’Islam, nell’accezione estrema distorta ed esasperata che agita le bandiere e le anime nere. C’è una polverizzazione del nemico che non permette una difesa sicura, le cellule di terroristi non hanno bisogno di un 'fonogramma' che dia un placet all’operazione, saranno comunque festeggiati, anche di più in caso di morte, a cui vanno incontro con il loro paradiso pieno di vergini negli occhi. Dunque non serve il comando e non c’è la paura della morte, sono sparsi ovunque e pronti a immolarsi. Non è un'analisi tranquillizzante, ma bisogna prendere atto della realtà per capire come contrastarla.

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Le ferme condanne

18 Marzo 2015 , Scritto da enrica bonaccorti

A me delle ferme condanne e dello sdegno importa poco. Che cosa aspettano i Grandi Capi, i responsabili del cosiddetto mondo libero, le nazioni Unite e anche quelle disunite ma coinvolte, a mettersi intorno a un tavolo, in video conferenza o come vogliono, e prendere di petto una situazione che avrebbero dovuto affrontare da tempo e che è tuttora sottovalutata? Certo che è complicata, ma se si continua con le analisi senza arrivare a una sintesi, oltre a lasciare spazio e tempo alle conquiste del cosiddetto Stato islamico, si manda anche un messaggio perdente a un mondo manicheo che prevede solo il bianco o il nero. A una propaganda così forte, non si può rispondere con i distinguo e le vibranti indignazioni. Forse dobbiamo semplificare anche noi: fra la padella e la brace ci hanno insegnato che è meglio la padella, no? Per volare un po’ più alto, Churchill si alleò con Stalin per contrastare Hitler.. giusto? Credo sia arrivato il  momento di fare tesoro delle esperienze degli ultimi anni da quelle parti, che almeno dagli errori si impari, e fare fronte comune insieme a Tutti coloro che contrastano questa follia. Voglio la politica, non il politically correct.

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8 marzo mancato

10 Marzo 2015 , Scritto da enrica bonaccorti

Forse quest’anno l’8 marzo ci siamo fatte sfuggire un’occasione. Non solo noi, soprattutto la politica. Bisognava occupare ogni spazio, in televisione, sui giornali, nelle piazze, e dedicare questa giornata alle donne curde, afghane, siriane, a tutte quelle che combattono ogni momento della loro vita per la vita, anche mentre io sto scrivendo, anche mentre voi state leggendo. Donne rapite, stuprate, vendute, lapidate, umiliate, obbligate a cancellarsi, a nascondersi da capo a piedi, a cui è impedito leggere, studiare, guidare, uscire da sole, sposarsi liberamente, rifiutare un marito e persino uno stupro. È sulle donne che una parte del mondo sta infierendo e mostrando la sua aberrazione, è dalle donne che sarebbe stato bello partire per rispondere a bandiere nere come la loro anima. Avrei voluto vedere le strade invase dai cortei come per l’aborto o il divorzio quarant’anni fa. La politica non ci ha pensato, ma neanche noi.

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