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Noi che avevamo 18 anni nel ‘68 @robertoolla1 Speciale @Tg5 @cjmimun @paolotgcom @ferrarailgrasso @CabriniGirl

12 Maggio 2018 , Scritto da enrica bonaccorti

Noi che avevamo 18 anni nel ‘68 @robertoolla1 Speciale @Tg5 @cjmimun @paolotgcom @ferrarailgrasso @CabriniGirl
Noi che avevamo 18 anni nel ‘68 @robertoolla1 Speciale @Tg5 @cjmimun @paolotgcom @ferrarailgrasso @CabriniGirl

Noi che avevamo 18 anni nel 1968 

 

Noi che sapevamo De André a memoria e che andavamo al Nuovo Olimpia a vedere i film di Bergman, noi che abbiamo fatto la maturità con tutte le materie, e se ci lamentavamo i nostri genitori ci dicevano che loro avevano 'portato' tutti i tre anni, noi che aspettavamo l'autobus per tanto tempo e con qualsiasi tempo, e solo i maschi più fighi avevano il motorino, noi che tornavamo a scuola il primo ottobre e aspettavamo febbraio per mascherarci, noi che potevamo dire di essere a Roma mentre eravamo a Bari e nessuno poteva controllare, noi che pensavamo di avere il Diritto e il Dovere di cambiare il mondo, noi che credevamo di avercela fatta e ci siamo sedute sulla nostra presunzione, noi che pensavamo di essere il futuro e siamo rimaste intrappolate nel passato. Noi che avevamo 18 anni nel '68. 

 

 

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#donneingioco #Montecitorio #Miur Il mio intervento.. che le giovani donne sappiano cosa hanno fatto le vecchie...

9 Maggio 2018 , Scritto da enrica bonaccorti

#donneingioco #Montecitorio #Miur Il mio intervento.. che le giovani donne sappiano cosa hanno fatto le vecchie...
#donneingioco #Montecitorio #Miur Il mio intervento.. che le giovani donne sappiano cosa hanno fatto le vecchie...
#donneingioco #Montecitorio #Miur Il mio intervento.. che le giovani donne sappiano cosa hanno fatto le vecchie...

DONNE IN GIOCO - Camera dei Deputati - 8/5/2018 

 

Essere donna è un dono, ma è sicuramente una sfida continua, persino nel riconoscimento di tutto quello che le Italiane hanno fatto per l’Italia. Ecco perché sono stata felice e onorata di essere stata coinvolta fin dall’inizio, due anni fa, nell’ottimo, utile, coraggioso progetto di Elena Luviso che oggi arriva a questa splendida realizzazione. Sono convinta che solo la conoscenza della nostra storia  possa dare alle nuove generazioni la consapevolezza di quello che è stato fatto per l’Italia dalle italiane, a cominciare da quelle 21 presenti nell’Assemblea Costituente, a cui dobbiamo un lavoro fondamentale sia dal punto di vista legislativo che da quello sociale, per emancipare la società tutta, non solo noi stesse, il nostro genere. “Donne in gioco” ci chiede di tornare a quello spirito con l’orgoglio di chi è consapevole del proprio contributo, ma anche di prendere esempio dal gioco di squadra fatto da quelle donne per arrivare a dei risultati più alti degli steccati che le dividevano. 

Spero che “Donne in gioco” sia il più possibile divulgato fra le nuove generazioni, tenute colpevolmente all’oscuro della forza e dello sforzo che alcune di noi hanno fatto per arrivare al punto in cui siamo. Che non è un punto esclamativo, sia chiaro, anche se passi avanti è altrettanto chiaro che si siano fatti. Alcuni solo di forma, quelli che le ragazze più inconsapevoli scambiano per parità.. ma altri di sostanza e importanza, a cominciare dal primo fondamentale, l’accesso al voto che Donne in gioco omaggia nella sua 72’ ricorrenza. Ma subito nella neonata Costituzione, una delle 72 donne qui ricordate, Teresa Noce, ottenne un’aggiunta determinante per il nostro futuro nell’articolo 3 e cioè: ‘senza distinzione di sesso’. Un’altra carta è dedicata a Franca Viola, alla cui ribellione dobbiamo quel forte cambiamento di mentalità che ha dato l’avvio all’abrogazioni di leggi che proteggevano il carnefice e non la vittima, un’altra carta è quella di Lina Merlin che oltre la famosa legge, si è battuta per normative a favore delle donne lavoratrici, e insieme ad altre parlamentari unite trasversalmente dall’obiettivo comune, aprì la strada della magistratura e della diplomazia al genere femminile fino a quel momento escluso.. e potrei continuare con tanti risultati importanti, raggiunti con difficoltà indicibili dovute proprio al genere di appartenenza, così mal sopportato fra quegli scranni.  Spesso si dimentica che sono comunque conquiste recenti, che non hanno ancora evidentemente modificato nel profondo la cultura di base, che verso il genere femminile è ancora intrisa di pregiudizi e pensieri malati, come purtroppo ci racconta la cronaca. Solo se consideriamo la situazione in cui milioni di donne in altre parti del mondo sono costrette a vivere, o meglio a sopravvivere, anzi a subire, noi possiamo dirci ‘fortunate’. Ma le nuove generazioni sembrano convinte che non ci sia più nulla da conquistare, ma solo da difendere. Forse per sfiducia in reali opportunità e soddisfazioni, forse per qualche cattivo esempio premiato a sproposito, avverto una tendenza che ho battezzato ‘sindrome di Lassie’: si torna a casa, donne! Tanto il soffitto è di cristallo, no? Già… se si perdono gli orizzonti, rimangono i confini.  

Ma noi veniamo da una storia che merita di essere omaggiata e proseguita, per farlo però prima dobbiamo conoscerla, e ‘Donne in gioco’ è lo strumento perfetto per questo: si gioca, ci si diverte, e s’impara chi siamo state, e capiamo chi possiamo essere. È la consapevolezza che ti dà la forza, e la squadra la moltiplica. Prendiamo esempio da quelle donne e continuiamo la nostra storia. 

 

 

 

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DONNE IN GIOCO - sapere chi siamo state per capire chi possiamo essere - il mio intervento - @valeriafedeli @Miur @RobertoCastaldo

7 Maggio 2018 , Scritto da enrica bonaccorti

DONNE IN GIOCO -  sapere chi siamo state per capire chi possiamo essere - il mio intervento - @valeriafedeli @Miur @RobertoCastaldo
DONNE IN GIOCO -  sapere chi siamo state per capire chi possiamo essere - il mio intervento - @valeriafedeli @Miur @RobertoCastaldo
DONNE IN GIOCO -  sapere chi siamo state per capire chi possiamo essere - il mio intervento - @valeriafedeli @Miur @RobertoCastaldo

DONNE IN GIOCO - Camera dei Deputati - 8/5/2018 

 

Essere donna è un dono, ma è sicuramente una sfida continua, persino nel riconoscimento di tutto quello che le Italiane hanno fatto per l’Italia. Ecco perché sono stata felice e onorata di essere stata coinvolta fin dall’inizio, due anni fa, nell’ottimo, utile, coraggioso progetto di Elena Luviso che oggi arriva a questa splendida realizzazione. Sono convinta che solo la conoscenza della nostra storia  possa dare alle nuove generazioni la consapevolezza di quello che è stato fatto per l’Italia dalle italiane, a cominciare da quelle 21 parlamentari - su 556 - presenti nell’Assemblea Costituente, a cui dobbiamo un lavoro fondamentale sia dal punto di vista legislativo che da quello sociale, che ha emancipato la società tutta, non solo noi stesse, il nostro genere.

“Donne in gioco” ci chiede di tornare a quello spirito con l’orgoglio di chi è consapevole del proprio contributo, ma anche di prendere esempio dal gioco di squadra fatto da quelle donne per arrivare a dei risultati più alti degli steccati che le dividevano. 

Spero che “Donne in gioco” sia il più possibile divulgato fra le nuove generazioni, tenute colpevolmente all’oscuro della forza e dello sforzo che alcune di noi hanno fatto per arrivare al punto in cui siamo. Che non è un punto esclamativo, sia chiaro, anche se passi avanti è altrettanto chiaro che si siano fatti. Alcuni solo di forma, quelli che le ragazze più inconsapevoli scambiano per parità.. ma altri di sostanza e importanza, a cominciare dal primo fondamentale, l’accesso al voto che Donne in gioco omaggia nella sua 72’ ricorrenza.

Ma subito nella neonata Costituzione, una delle 72 donne qui ricordate, Teresa Noce, ottenne un’aggiunta determinante per il nostro futuro nell’articolo 3 e cioè: ‘senza distinzione di sesso’. Un’altra carta è dedicata a Franca Viola, alla cui ribellione dobbiamo quel forte cambiamento di mentalità che ha dato l’avvio all’abrogazioni di leggi che proteggevano il carnefice e non la vittima, un’altra carta è quella di Lina Merlin che oltre la famosa legge, si è battuta per normative a favore delle donne lavoratrici, e insieme ad altre parlamentari unite trasversalmente dall’obiettivo comune, aprì la strada della magistratura e della diplomazia al genere femminile fino a quel momento escluso. E potrei continuare con tanti risultati importanti, raggiunti con difficoltà indicibili dovute proprio al genere di appartenenza, così mal sopportato fra quegli scranni.  Spesso si dimentica che sono comunque conquiste recenti, che non hanno ancora evidentemente modificato nel profondo la cultura di base, che verso il genere femminile è ancora intrisa di pregiudizi e pensieri malati, come purtroppo ci racconta la cronaca. Solo se consideriamo la situazione in cui milioni di donne in altre parti del mondo sono costrette a vivere, o meglio a sopravvivere, anzi a subire, noi possiamo dirci ‘fortunate’.

Ma le nuove generazioni sembrano convinte che non ci sia più nulla da conquistare, ma solo da difendere. Forse per sfiducia in reali opportunità e soddisfazioni, forse per qualche cattivo esempio premiato a sproposito, avverto una tendenza che ho battezzato ‘sindrome di Lassie’: si torna a casa, donne! Tanto il soffitto è di cristallo, no?

Già… se si perdono gli orizzonti, rimangono i confini.  

Ma noi veniamo da una storia che merita di essere omaggiata e proseguita, per farlo però prima dobbiamo conoscerla, e ‘Donne in gioco’ è lo strumento perfetto per questo: si gioca, ci si diverte, e s’impara chi siamo state, e capiamo chi possiamo essere. È la consapevolezza che ti dà la forza, e la squadra la moltiplica. Prendiamo esempio da quelle donne e continuiamo la nostra storia. 

 

 

 

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La Pezzopane è di Coccìa?.. #stefaniapezzopa. #carmelitadurso

7 Maggio 2018 , Scritto da enrica bonaccorti

La Pezzopane è di Coccìa?.. #stefaniapezzopa. #carmelitadurso

 

 

Un’altra prova di quanto sia sbaliato giudicare condizionati da parametri estetici, di classe, di ruoli.. L’intervento di Stefania Pezzopane ieri a #Domenicalive mi ha ricordato alcuni versi di “Il mio canto libero”: ‘...e vola sulle accuse della gente / a tutti i suoi retaggi indifferente / sorretto da un anelito d’amore...’ Se si potesse misurare l’altezza in chiarezza, coraggio, dignità, sicurezza, lucidità, eloquio, la senatrice Pezzopane sarebbe la più alta di tutti‼️👏👏👏 Sono certa che la sua intelligenza e l’ironia le permetteranno persino di apprezzare una battutaccia come: “La Pezzopane è di Coccìa!” 

 
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Grande Fratello.. di dolore ostello... fino al bordello.. un #gf dantesco... @SimonettaIzzo @InfoMalgioglio

30 Aprile 2018 , Scritto da enrica bonaccorti

Grande Fratello.. di dolore ostello... fino al bordello.. un #gf dantesco... @SimonettaIzzo @InfoMalgioglio

Il GF è come Internet, dipende da come si usa. L’ho seguito dalla prima edizione, come tutte le novità del resto, sicura che dopo 5’ minuti l’avrei abbandonato, invece dopo 15 anni sono ancora qui. Certo, fa parte del mio ambito di lavoro, devo comunque esserne informata, ma non basterebbe a giustificare la mia fedeltà. Allora perché? Perché sempre di più si conferma la mia prima impressione su questo programma.  Altro che trattati sociologici, indagini e sondaggi, è questo lo specchio più ingrandente sulla situazione sociale in cui ci muoviamo, e lo specchio ci riporta una realtà inequivocabile: siamo alla frutta, al dolce, anzi all’amaro, il più amaro che c’è. Dalla prima edizione a quella in corso, la decadenza è evidente, la frana è diventata slavina e ha seppellito ogni aspetto positivo sotto montagne di volgarità, maleducazione e aggressività fino alla violenza, ed è triste constatare che non c’è grande differenza fra maschi e femmine in tutti questi aspetti. Gli argomenti, quando non sono pettegolezzi o inciuci sugli altri abitanti della Casa, sono il loro futuro nel mondo dello spettacolo, le ospitate televisive, il trucco e i vestiti, le ultime applicazioni del telefonino. Nelle discussioni nessuno ascolta l’altro, tutti si parlano addosso e tutto diventa incomprensibile. Non che si perda qualcosa, ma mai una volta che qualcuno riesca a esporre il suo pensiero fino alla fine e dopo, solo dopo, qualcun altro dica il suo. Questo accade non solo nella Casa purtroppo, è un pessimo vizio diffuso che denuncia la mancanza di una educazione di base al rispetto. La forma diventa sostanza in questo caso, ma anche per l’italiano straziato e straziante che si adopera, manifesto di una ignoranza diffusa senza vergogna, anzi, esibita con orgoglio. Credo sia giusto e inevitabile scegliere concorrenti particolari per i reality, ma perché sempre ‘al ribasso’? Se c’è chi crede che la Terra è piatta, voglio dentro anche uno con tre lauree!  Oppure siamo alla discriminazione della cultura!? Peccato non aver approfittato per far vedere convivere anche rappresentanti delle varie ‘diversità’ con qualità positive. Avremmo così bisogno di buoni esempi! Di clown maleducati e aggressivi ne vediamo già troppi, nelle aule e nelle piazze, per la strada e nei palazzi.

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MICHELLE LA BELLE.. E NON SOLO‼️

7 Febbraio 2018 , Scritto da enrica bonaccorti

MICHELLE LA BELLE.. E NON SOLO‼️

Se dovessi scrivere un articolo sul Festival della canzone italiana, lo riempirei di complimenti a una svizzera. È lei che per prima mi ha dato il senso del Festival, della gara, dell’accoglienza ai telespettatori e ai cantanti. Ha fatto un solo errore, uno scivolone di spontaneità: chi presenta non può dichiararsi grande fan di qualcuno che è in gara, come le è scappato sottolineandolo addirittura due volte! Ma è l’unico neo in 5 ore filate, Michelle Hunziker, oltre che bellissima, è davvero bravissima a presentare, e pensare che può farlo in almeno tre lingue mi fa inchinare. Se avessi il dono dell’invidia (che è anche una spinta a non accontentarsi) metterei lei sul piedistallo. Poi mi viene in mente quello che ha passato e mi  pare ancora più miracolosa la luce che emana. La televisione non deve educare, dicono.. ma se lo fa automaticamente! Saranno i neuroni a specchio, ma senza neppure esserne coscienti assorbiamo quello che vediamo e sentiamo, e la positività della Hunziker ci fa bene, il suo buonumore migliora il nostro, sorridiamo al suo sorriso. Ma allo stesso tempo non perde né autorevolezza né ritmo e non dimentica il suo compito: presentare Sanremo. E lo fa benissimo.

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ADDIO VOLTAIRE

3 Febbraio 2018 , Scritto da enrica bonaccorti

ADDIO VOLTAIRE

Purtroppo prima di parlare non conto (e il conto è salatissimo). Invece prima di postare rileggo. E spesso mi trattengo, per un automatico riflesso educativo, ma anche per una prudenza che nella mia etica si chiamerebbe vigliaccheria. Il fatto che il mio nome sia molto popolare mi dà la certezza di un’automatica prevenzione di giudizio, e passi, ma anche di un’automatica deriva nei commenti senza freni alle offese e senza limiti alla decenza. E questo mi fa soffrire. Sparito il confronto è rimasto l’affronto, il ragionamento non interessa, si fa solo il tifo. Inoltre pare sia regola (in Italia) che un personaggio popolare, soprattutto televisivo, non dichiari mai apertamente come la pensa. Sì, ho un grande alibi. Ma la sensazione di disagio rimane

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Fra i fumi dell’alcol e quelli della cannabis... A parte le opinioni, bisognerebbe divulgare le informazioni..

30 Gennaio 2018 , Scritto da enrica bonaccorti

Fra i fumi dell’alcol e quelli della cannabis...  A parte le opinioni, bisognerebbe divulgare le informazioni..
Fra i fumi dell’alcol e quelli della cannabis...  A parte le opinioni, bisognerebbe divulgare le informazioni..
Fra i fumi dell’alcol e quelli della cannabis...  A parte le opinioni, bisognerebbe divulgare le informazioni..

ALCOL OK e CANNABIS KO?

La famosa ‘percezione’ che rovescia la realtà (scientifica) 

 

Di quante altre tragedie dovute all'alcol abbiamo ancora bisogno per dare finalmente una reale valutazione del livello di pericolosità di questa sostanza? Veramente nella classifiche scientifiche è già ai primi posti, ma la percezione sociale sembra metterlo all'ultimo. Nell'uso comune non si dice forse "una bella sbronza" e il "buon bicchier di vino"? Si è sempre riso con simpatia di chi oscillando e biascicando dimostra di 'aver alzato il gomito' (altra definizione edulcorante) ma c'è di più: si dichiara apertamente la volontà di organizzare una festa con un bar ben fornito, “non mancherà l’alcol, state tranquilli”, si confessa senza problemi di aver esagerato la sera prima, si ride, e tutti ridono, mentre si racconta di quanto si sia andati fuori di testa in questa o in quella occasione. Addirittura si invoca l'alcol non come causa, ma come alibi per gli errori commessi, dalle sciocchezze alle tragedie. Sai com'è... ero sbronzo... E non servono i superalcolici, ci sono litri di vino e fiumi di birra dietro le devastazioni dei cosiddetti tifosi, dietro scherzi pesanti finiti in tragedia, dietro scoppi d'ira che portano a violenze incontenibili proprio perché potenziate dall'alcol. 

Ma noi continuiamo a sorridere alle battute dei comici, e ahimé anche di conduttori e conduttrici ammiccanti, gli stessi che raccolgono applausi con il famoso e pericolosissimo anatema “No a tutte le droghe!!” che mette sullo stesso piano l’eroina e una canna, mentre chi è 'brillo', basta non sia alla guida, se la cava con un buffetto. Brillo, alticcio... neppure nelle parole c'è una condanna pesante, mentre se ti trovano uno spinello sei subito un pericoloso drogato! 

Pensare che la cannabis è agli ultimi posti nelle classifiche scientifiche mondiali di valutazione di nocività. La cannabis non provoca violenza, anzi.. caso mai vaghezza! 

Per esempio, se gli hooligans invece che bere birra avessero fumato erba, non ci sarebbe stata alcuna devastazione, la Barcaccia di Piazza di Spagna sarebbe rimasta intatta. L’unico problema è che probabilmente non avrebbero trovato lo Stadio... 

Capisco che l'alcol in tutte le sue declinazioni è una solida e importante risorsa economica per il nostro Paese, ma proprio nel solco di questa visione pragmatica, perché allora non si legalizza la cannabis come sta accadendo in sempre più parti del mondo civile? Solo in Colorado l'erario incassa 5 milioni di dollari al mese, e sono ormai 14 gli Stati in America, dall'Alaska a Washington DC - la capitale degli Stati Uniti - in cui la marijuana è stata legalizzata. Forse perché da quelle parti si bada ai fatti: uno degli ultimi scientific report nell'inserto di Nature certifica che l'indice di pericolosità sociale in una scala 1/100 la pone a livello 20, mentre l'alcol arriva al livello 72! Adesso si maschera l'alcol chiamandolo 'sciortino' e sono giovani e giovanissimi quelli che si ritrovano 'a fare l'aperitivo', avvelenando anche la lingua italiana oltre alle nostre viscere. In Italia ci sono almeno 30.000 morti all'anno causate dall'alcol, mentre nessuno al Mondo è mai morto per la cannabis. Non mi pare un dettaglio. C’è una battuta a questo proposito: l'unico modo per morire di cannabis è che te ne cada in testa un quintale! Ma noi continuiamo a essere indulgenti da una parte e profondamente indignati dall'altra. Siamo strabici?  

 
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NÉ MAIALE NÉ GNOCCHI

18 Gennaio 2018 , Scritto da enrica bonaccorti

NÉ MAIALE NÉ GNOCCHI
NÉ MAIALE NÉ GNOCCHI

E pensare che era da un po’ che volevo scrivere il fastidio, l’irritazione, e persino il dolore che mi provoca sentire ripetere la parola ‘maiale’ o ‘porco’ per rappresentare gli uomini molestatori! Ho molto rispetto per tutti gli animali, anzi per tutto il regno animale (a cui anche noi di razza umana apparteniamo...) e quando sento dire in modo dispregiativo ‘sei un animale’ riesco a giustificare chi si si esprime così solo con le parole del Vangelo “Perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Infatti credo sia un problema di conoscenza, di ignorare quante connessioni cerebrali li attraversano, quanti sentimenti provino, e tanti in comune coi nostri. Il maiale più di tutti. Ecco perché non lo mangio più. Era la mia carne preferita, ma ormai a Capodanno solo lenticchie senza cotechino! Ma quando vieni a conoscenza che i maiali sono empatici, addestrabili, fedeli, attaccati al padrone come e più dei cani, che dal punto di vista emotivo provano paura e gelosia, che hanno un grande senso della famiglia... non ho più potuto affettare un salame. Mi sarebbe sembrato come affondare il coltello nel mio amato cagnolino! L’esperta etologa Baumgartner ci invita a riflettere: “Le loro abilità cognitive sono tante e profonde, paragonabili forse a nessun’altra specie animale. Li mangiamo, ma dovremmo – se non sentirci cannibali – pensare a quanto ci sono simili e farli vivere in modo umano, non con l’allevamento in batteria”. E anche senza disprezzarli paragonandoli a uomini laidi o addirittura a una povera donna innamorata. Niente più maiale ma anche niente più gnocchi. 

 
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INFORMAZIONE UTILE... PERCHÈ L’IGNORANZA È UNA FONTANA CHE DIFFONDE VELENO

15 Gennaio 2018 , Scritto da enrica bonaccorti

INFORMAZIONE UTILE... PERCHÈ L’IGNORANZA È UNA FONTANA CHE DIFFONDE VELENO

                                                                       

                    La forza e la ‘gravità’ della parola razza 

 

                                        

 

C'è una parola che in passato ha già fatto tanto male e che ancora oggi è spesso usata a sproposito: RAZZA. 

Anche nella nostra Costituzione, dove si legge all’articolo 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di RAZZA, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”. 

Il contesto dell’epoca di stesura della Costituzione dà senso alla scelta di allora di usare il termine 'razza', ma in caso al giorno d’oggi si pensasse di intervenire sul nostro più sacro testo, vorrei sommessamente suggerire di prendere in esame la sostituzione del termine 'razza', per esempio con 'etnia'. Oltre all’opportunità sociale, è la SCIENZA a ricordarci che “LA NOZIONE DI RAZZA APPLICABILE AD ALTRI ANIMALI, NON PUÒ ESSERE TRASFERITA ALLA SPECIE UMANA CHE È UNICA”. Proprio come disse Einstein passando la dogana. A chi gli aveva chiesto: “Razza?” la sua  risposta fu: “Umana”. Perché noi tutti, di qualsiasi colore sia la nostra pelle, qualsiasi siano i nostri lineamenti, apparteniamo a un'unica razza, la razza umana. Anche se a volte non sembrerebbe...                  

 

                                      Enrica Bonaccorti - 27 gennaio 2012

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