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La civiltà offesa

28 Febbraio 2015 , Scritto da enrica bonaccorti

Mi sento quasi in colpa per quanto soffro, ma le ripetute notizie e addirittura le immagini dei fanatici terroristi dell'Is che distruggono i reperti archeologici più antichi del mondo, mi fa disperare come mai avrei immaginato. Ho provato a chiedermi perché, in fondo non esce sangue quando distruggi una statua, nessuna madre piange, nessun bambino resta orfano. Eppure devo cambiare canale quando il Telegiornale dà queste notizie e queste immagini, mentre continuo a seguire le tragedie inferte agli esseri umani, bruciati e decapitati. Che cosa vuol dire? Siamo purtroppo più abituati alla crudeltà che uccide uomini donne e perfino bambini, abbiamo tutti negli occhi le immagini dei forni crematori,  di impiccagioni feroci, di uomini in fila pronti a essere fucilati come ora sgozzati.. ma l'unico accanimento contro 'le cose' che io ricordi è stato contro le statue dei dittatori, o il rogo di libri dei nazisti. I quali le opere d’arte le rubavano, ma non le distruggevano. E in quelle statue si continuava  a colpire Saddam o Lenin o Mussolini o Ceausescu, mentre qui si vuole distruggere la civiltà nel senso più plurale e condiviso. È un patrimonio culturale di tutti quello che stanno devastando, sono le nostre foto di famiglia, gli oggetti di casa che stanno distruggendo, i nostri diari che stanno bruciando. A ogni notizia è come quando trovi casa devastata dai ladri, profanata nella tua intimità, e pensi a quelle cose per te uniche che non ritroverai più, preziose oltre ogni prezzo. Come quello che stanno distruggendo. È la perdita d'identità il dolore più profondo.  

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Chiamarsi Ariel

16 Febbraio 2015 , Scritto da enrica bonaccorti

Quando aspettavo mia figlia, non c’erano ancora gli strumenti per sapere il sesso del nascituro, dunque i nomi ipotizzati nell'attesa si declinavano sia al maschile che al femminile.  Avendo escluso quelli di famiglia, ero alla ricerca di un nome per il lui o la lei che stava arrivando, e mi sembrò di averlo trovato in ‘ARIEL’.  Sarebbe andato bene fra l’altro sia per un maschio che per una femmina, evocava lo spirito buono dell’angelo della  Tempesta , e un angelo non ha sesso, e la Sirenetta era ancora di là da venire.. Insomma, mi piaceva e mi sembrava il nome perfetto. Solo a me però. Fra le varie opposizioni familiari, mi colpì una riflessione di mia madre, persona battagliera, sempre solidale con le minoranze, quasi rivoluzionaria. Ma in quell’occasione mi disse: “Attenta a non dare troppo peso a tuo figlio o figlia che sarà, con questo nome. È un nome ebraico, potrebbe portare problemi”. Ricordo il mio stupore, eravamo a metà degli anni settanta, possibile ci fosse ancora questo timore? Forse per chi come mia madre aveva attraversato il terribile periodo delle leggi razziali, delle persecuzioni, la seconda guerra mondiale, le ferite erano ancora vive, pensai.. comunque alla fine andai sull’agenda, cominciai a sfogliarla dal 1° gennaio in poi, e già al 1° febbraio trovai una mai prima sentita ‘santa Verdiana’ che mi colpì. Nacque femmina e la chiamai Verdiana. Mi è tornato in mente in questi giorni, vedendo lo scempio del cimitero ebraico, sentendo di tanti ebrei che lasciano la Francia, minacce, attentati, morti.. Forse aveva ragione mia madre? Eppure io sono sempre stata orgogliosa che il cognome di mia nonna fosse Salomone e mio padre si chiamasse Ettore Abramo. Dal mio punto di vista squisitamente laico, mi è sempre sembrato un arricchimento. 

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Chiamarsi Ariel

16 Febbraio 2015 , Scritto da enrica bonaccorti

Quando aspettavo mia figlia, non c’erano ancora gli strumenti per sapere il sesso del nascituro, dunque i nomi ipotizzati nell'attesa si declinavano sia al maschile che al femminile.  Avendo escluso quelli di famiglia, ero alla ricerca di un nome per il lui o la lei che stava arrivando, e mi sembrò di averlo trovato in ‘ARIEL’.  Sarebbe andato bene fra l’altro sia per un maschio che per una femmina, evocava lo spirito buono dell’angelo della  Tempesta , e un angelo non ha sesso, e la Sirenetta era ancora di là da venire.. Insomma, mi piaceva e mi sembrava il nome perfetto. Solo a me però. Fra le varie opposizioni familiari, mi colpì una riflessione di mia madre, persona battagliera, sempre solidale con le minoranze, quasi rivoluzionaria. Ma in quell’occasione mi disse: “Attenta a non dare troppo peso a tuo figlio o figlia che sarà, con questo nome. È un nome ebraico, potrebbe portare problemi”. Ricordo il mio stupore, eravamo a metà degli anni settanta, possibile ci fosse ancora questo timore? Forse per chi come mia madre aveva attraversato il terribile periodo delle leggi razziali, delle persecuzioni, la seconda guerra mondiale, le ferite erano ancora vive, pensai.. comunque alla fine andai sull’agenda, cominciai a sfogliarla dal 1° gennaio in poi, e già al 1° febbraio trovai una mai prima sentita ‘santa Verdiana’ che mi colpì. Nacque femmina e la chiamai Verdiana. Mi è tornato in mente in questi giorni, vedendo lo scempio del cimitero ebraico, sentendo di tanti ebrei che lasciano la Francia, minacce, attentati, morti.. Forse aveva ragione mia madre? Eppure io sono sempre stata orgogliosa che il cognome di mia nonna fosse Salomone e mio padre si chiamasse Ettore Abramo. Dal mio punto di vista squisitamente laico, mi è sempre sembrato un arricchimento. 

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