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Sono importanti le parole. Circa un anno fa proponevo di cambiarne una nella nostra Costituzione. Un mese fa ho scoperto che era una delle promesse elettorali di Hollande e che entro l'estate l'applicherà. Da noi si parla d'altro.
La forza e la gravità della parola razza
In questi giorni è tornata a galla come un sughero una parola pericolosa che in passato ha già fatto tanto male: razza. Senza entrare nel merito, anzi, nel demerito del penoso scontro tra il Giornale e Der Spiegel, ancora una volta viene dimostrato quanto questo termine sia fuori luogo in ogni luogo. Anche nella nostra Costituzione, dove si legge all’articolo 3:
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”.
Il contesto dell’epoca di stesura della Costituzione dà senso alla scelta di allora, ma in caso al giorno d’oggi si riproponesse l’ipotesi di intervenire sul nostro più sacro testo, vorrei sommessamente suggerire di prendere in esame la sostituzione del termine razza con etnia. Oltre all’opportunità sociale, è la scienza a ricordarci che: “La nozione di razza, applicabile ad altri animali, non può essere trasferita alla specie umana, che è unica”.
Proprio come disse Einstein passando la dogana. A chi gli aveva chiesto: “Razza?” la sua risposta fu: “Umana”.
enricabì - 27.1.12
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