Il Capo e il Popolo
ancora dal mio diario privato, ma decisamente attuale:
Oltre quindici anni fa, nel mio ‘Francobollo’ sull’inserto del Corriere, mi affiancavo alla preoccupazione dell’allora ministro dell’Interno Giorgio Napolitano, unica voce inquieta in mezzo a tanta ironia, per l’escalation di un giovane partitino del Nord. Scrivevo che “nel nostro Paese i prodromi folkloristici sono sempre stati sottovalutati, e hanno portato a epiloghi che con il folklore non c’entravano niente” e mi chiedevo: “Ma la politica è miope? Forse addirittura presbite, se non riesce a dare contorni precisi a quello che ha sotto gli occhi”. Oggi, con le dovute differenze, mi faccio la stessa domanda. Ma non per il programma del nuovo polo d’attrazione che ora brilla a 5 stelle, ben distante da sacre ampolle e cravatte verdi. E’ piuttosto sul nostro atteggiamento che vorrei fare una riflessione: mi sembra che una volta di più si delinei la nostra pericolosa propensione a seguire chi fa la voce più grossa, contro tutti e tutto senza distinzioni. Ciclicamente si presenta a un balcone qualunque, che si chiami piazza, studio Tv o schermo del pc, un uomo del destino, un capopopolo che urla la rabbia di tutti contro il potere, qualunque esso sia. E dato che le ragioni non mancano mai, basta cogliere il momento giusto, salire sul podio di più alta visibilità, e il capo troverà il suo popolo. Quale momento più giusto di questo, quale podio più illuminato del web, che Grillo sa usare come nessuno dei suoi nuovi colleghi? Dunque, se negli inevitabili periodi di crisi che ogni nazione attraversa, basta dare voce, anzi urlo, al popolo, dobbiamo soltanto sperare di avere la fortuna che il prossimo capopopolo sia meglio di tutti i suoi predecessori. Qualcuno ha detto che la differenza tra la vera democrazia e la democrazia popolare è la stessa differenza che passa tra una camicia e una camicia di forza, e Pascal affermava che “non essendosi potuto fare in modo che quel che è giusto fosse forte, si è fatto in modo che quel che è forte fosse giusto”. In ogni caso la parola popolo conviene a tutti, riempie bene la bocca, ancora di più se gli metti una corona in testa e lo fai diventare sovrano. Il famoso popolo sovrano...
enrica bonaccorti 23-4-2012
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