un punto di vista sul perdono
Come tanti, forse quasi tutti, sono felicissima che il cardinale Bergoglio sia stato eletto Papa. Anche se non guardo al cielo, quando guardo Papa Francesco mi sale un sorriso sincero e mi scende dolcezza nel cuore. Ha subito invocato l’incontro con chi segue altre fedi, e si è anche rivolto a chi non ne ha nessuna. Si sente l’etica, non il dogma, e l’etica è condivisibile da tutti, mi auguro. C’è solo una cosa che mi ha lasciato perplessa, peraltro più di una volta sottolineata in questi pochi giorni: il perdono. Con parole chiare e semplici, com’è sua meravigliosa abitudine, Francesco ha detto e ribadito che Dio perdona sempre, non si stanca mai di perdonare, caso mai siamo noi che ci stanchiamo di chiederglielo. Dunque Dio perdona tutto e tutti, basta chiedere. Mi spiace, ma a me sono venuti subito in mente i crocefissi e le Bibbie che si trovano sempre nei rifugi dei mafiosi latitanti, Riina docet. Allora, quando si scioglie un bambino nell’acido e poi si chiede perdono, l’assoluzione è automatica? Per carità, per chi crede, nella sua infinita bontà Dio può tutto, ma io ho sentito il brivido dell’immunità, quello che porta all’impunità.. il timore che le parole insistite del Papa potessero essere prese come un viatico assoluto, il messaggio di un automatico perdono che paradossalmente potrebbe spingere a peccare, tanto poi basta chiedere perdono. Come se dietro le grate del confessionale ci fosse sempre e comunque un salvacondotto che ci aspetta e che ci spetta. Lo stesso discorso, fatto in famiglia, non so se migliorerebbe il comportamento dei nostri figli. Meraviglioso il concetto del perdono, ma assicurarlo comunque, più che un deterrente, non potrebbe essere un ‘invogliante’?
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