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talento e visibilità, Zingaretti e Mammuccari

22 Marzo 2013 , Scritto da enrica bonaccorti

Dov’è finito il talento in Italia? Certamente non dove pretende di essere. Non è sugli schermi, non è sugli scranni, non è sulle pagine, non è nelle idee né nel modo di comunicarle. Il nostro territorio è stato intriso da tante piogge acide che è invaso dalla gramigna, e bonificarlo è ogni giorno più difficile, perché il tempo porta alla mala erba il suo nutrimento più forte e subdolo: l’abitudine. Poco a poco non ci si accorge più che il talento non c’è. Quando si comincia a ridere per la sua mancanza - e se ti diverti perdoni - non è solo ghiaia che sfugge, è l’inizio della valanga. L’importante è accendere l’attenzione comunque, non dare attenzione alle cose importanti. Ma l’attenzione che non condanna, non genera né la correzione né la rimozione, anzi sottolinea e promuove. Perché? Ma perché è divertente, è l’inciampo che diverte. Credo che divertente sia una delle parole più pericolose di questi ultimi anni, il velo frou-frou che impreziosisce ogni straccio. Divértere, da cui deriva, in latino significa distrarre. Evidentemente la pochezza ci distrae di più della grandezza, che ci affatica, ci annoia, a lungo andare ci irrita persino. La mediocrità invece, nella sua rassicurante identificazione, ci fa sentire a nostro agio, se non piacevolmente superiori. Così la base si allarga, l’indotto si mette in moto, e se una pernacchia fa il picco d’ascolto, la prossima volta ce ne saranno due, se la gaffe del politico raccoglie titoli e uno svarione diventa moda, sarà tutta una gara nel fare battute e svarioni. Per creare attenzione si dice di tutto, tanto poi basta smentire, invocare l’ironia o la provocazione, e gli svarioni farli diventare neologismi. Onore e talento sono stati sostituiti dalla visibilità. Oggi è questa la meta, il traguardo agognato da raggiungere a ogni costo, con determinazione, con spregiudicatezza. Non con il talento. Quello che oggi provoca rispetto è il risultato, e non interessa il percorso per arrivarci, e neppure la sua valutazione intrinseca, perché ormai il risultato coincide con se stesso, a prescindere. Al successo non serve essere, e neppure avere, ma esserci.

P.S. visto che ci siamo, aggiungerei che il termine corretto per indicare una persona di talento è talentoso, non talentuoso, anche se persino il pc vorrebbe correggermelo! Se lo cercate sul dizionario, talentuoso vi rimanda a talentoso, che è la prima forma, poi con la dicitura ‘raro’ nomina anche talentuoso. Comunque a scuola la mia maestra mi avrebbe fatto un segnaccio rosso sulla U, ora mi guardano stupita se non ce la metto! Se non sbaglio, fu Teo Mammuccari un po’ di anni fa a cominciare a ripeterla, continuamente ma scherzosamente mi sembrava, ora la ritrovo in articoli di firma, su bocche importanti.. evidentemente si è seguito più Mammuccari dello Zingaretti. D'altra parte, è più divertente

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Fabrizio 05/10/2013 22:04

Cara Enrica, condivido al 100% il tuo pensiero. Traslato in ambito aziendale non ha nemmeno bisogno di modifiche sostanziali. Non è solo il mondo dello spettacolo ma anche il mondo del lavoro che funziona così. Ci sono sì isole felici ma sono sempre più rare.
Per quel che riguarda la tv, sono cresciuto in una famiglia RAI. Non sono madrelingua... sono un "madre e padre Rai". Negli ultimo anni ho allontanato la tv principalmente perché lo scadimento, già iniziato negli anni 90 ha raggiunto picchi da spazzatura. La guerra per gli indici di ascolto, con la loro logica alienante di cattura facile, ha distrutto la sua stessa ragion d'essere... e allargato e inebetito la base. Cara Enrica...sante parole le tue! Un abbraccio! F.

pmanlio 04/02/2013 15:10

Grazie, è una riflessione bellissima in ogni sua parte..

L'osservazione di Lou Boscorelli Art la faccio anche io da tempo..

Possibile che nella televisione anni settanta (ad es.) avevi dibattiti educatissimi, trasmissioni ad alto livello culturale, ed oggi siamo come siamo?

Una volta avevi cantanti impegnati (ad es. con Enrica e Modugno "Amara terra mia" a volte anche ai limiti del sensato, oggi tutte belle canzoni d'amore e basta.. (in un mondo dove la gente muore nelle barche per venire qui, dove i ragazzi vengono svuotati dentro dall'incubo del precariato, dove certi diritti stanno morendo.. il massimo è ''Ma quanto mi ami?'' )

Non riesco a capirlo.. :(

Un saluto e grazie!
Manlio

Sara 03/26/2013 12:22

Forse anche il talento fa parte di quelle cose preziose che abbiamo perso per strada... insieme all'educazione... Sembra che ci sia più spazio per i furbetti che per i bravi...

enrica 03/25/2013 20:32

HO SBAGLIATO!!!! ZINGARELLI non ZINGARETTI..

rlicitra 03/23/2013 00:27

è vero, oggi si danno premi letterari, anche i massimi, a persone che un tempo non sarebbero state definite scrittori. Ma questa è forse la 'democrazia' dell'istruzione diffusa: prevale un gusto scadente. Non è che in passato fosse tutto bello: nella mia insonnia ho pescato un'antica intervista a Vittorini, dove il noto scrittore appariva artefatto, con uno strano accento siculo-piemontese, e con un'aria di superiorità accentuata dal fatto che rispondeva alle domande del giornalista leggendo da pagine scritte in precedenza! Insomma, un bravo critico, ma non certo un artista.
Grazie delle sue interessanti osservazioni. La leggerò ancora

enrica 03/23/2013 00:32

grazie, mi dica anche le critiche... buona fine settimana