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Referendum: strumento democratico?

4 Giugno 2013 , Scritto da enrica bonaccorti

Sto riflettendo sull’istituto del Referendum, di cui sento già spifferi e venticelli, prodromi di possibili tifoni.. ma oltre a malaugurate ipotesi contingenti, dico subito che è una pratica che non mi dà alcuna fiducia. Sì, lo so che è il Grande Strumento Democratico, anch’io ci credevo e lo invocavo. Ho partecipato a quelli storici degli anni ’70 con grande convinzione poi gratificata dal risultato, e ho messo la mia crocetta per l’ultimo sull’energia, ma senza convinzione e senza sapere se fosse giusto gioire per il risultato. Mi chiedevo: che cosa ne so io dell’energia, delle scelte economiche, tecniche, ambientali, scientifiche, più adatte alle nostre risorse? L’istituto del Referendum mette nelle mani dei cittadini decisioni importanti, temi di grande peso, il coinvolgimento diretto della popolazione viene vissuto e venduto come una grande conquista dovuta alla Democrazia. Mi era sempre sembrata una considerazione talmente giusta e scontata da essere banale. Poi, man mano che il Partito della Ragione prendeva il posto del Partito Preso, ho iniziato a chiedermi: ma io di certe cose che ne so? La risposta, e la sfiducia definitiva nel Grande Strumento Democratico, l’ho avuta circa cinque anni fa quando per un’occasione di lavoro mi è capitato di approfondire un tema tuttora in primo piano, la gestione del cosiddetto ‘fine-vita’, su cui appunto si è anche ventilata l’ipotesi di un Referendum. Ciò che fino quel momento sapevo sul tema era più o meno quello che generalmente viene scritto e detto a noi cittadini su tutti i media, immagino più o meno quello che sapete anche voi che state leggendo, ma dopo essere andata alla verifica, ho capito che.. non ci hanno fatto capire niente! Se vi chiedo: quanto possiamo rimanere in vita se siamo in una condizione di coma, credo che la quasi totalità delle risposte sarà ‘anni, anche tutta la vita’ oppure ‘non si può sapere’ così come avrei risposto anch’io fino a poco più di quattro anni fa.  Ma la verità scientifica è ben diversa, e quando l’ho scoperta pensavo di aver capito male, perché la risposta corretta è sorprendente: 4/5 settimane al massimo! Se non esci dal coma in questo lasso di tempo, ci muori dentro, se ne esci, ci sono diverse possibilità cliniche, livelli diversi di stati vegetativi, fino alla sindrome ‘locked-in’ in cui vive il protagonista di quel libro che mi ha fatto approfondire l’argomento: un uomo immobile, all’apparenza più ‘in coma’ che mai, invece perfettamente cosciente e totalmente vigile senza poterlo comunicare. Continuo a pensare che siamo noi gli unici padroni della nostra vita, dunque per me l’autodeterminazione è imprescindibile, ma rispetto alla stesura di una legge considerare dei nostri concittadini dei grandi invalidi e non dei moribondi, cambia tutto, così come  non si può dare in pasto ai cittadini un tema così importante senza corredarlo con le informazioni corrette, ma anzi manipolandolo a seconda dell’appartenenza politica. Non è accettabile che esponenti delle nostre Istituzioni, ma anche giornalisti o i soliti ‘opinionisti’ tuttologi, condannino o difendano a spada tratta cose di cui non sanno nulla, e su cui addirittura pensano che non si possa sapere nulla. Già, cos’è l’aggiornamento? Siano meno superficiali e opportunisti, almeno su certi argomenti. I cittadini vogliono essere informati, non manipolati. Siamo diventati un Paese di opinionisti, ma senza aver avuto le informazioni per formarcele. Sul piano pratico sarebbe come tirar su una casa senza le fondamenta.. In questo modo non avremo mai delle nostre vere  opinioni, ma quelle dell’imbonitore più bravo a convincere il numero più alto di persone. Ma la verità non è nei numeri, è semplicemente nella verità stessa, se ci danno la possibilità di arrivarci. Non è certo un nostro dovere informarci, ma è sicuramente un nostro diritto avere gli elementi giusti per decidere. Se poi immaginiamo di fare la nostra scelta altamente democratica non su un tema ma su una persona, ricordo soltanto che per un certo periodo in America si diceva: “Se si candidasse, il Presidente degli Stati Uniti sarebbe Elvis Presley”. E non aggiungo altro.

 

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