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SE IL MERITO HA IL PESO DI UNA PIUMA...

11 Settembre 2017 , Scritto da enrica bonaccorti

Settembre 2017

Siamo sempre lì, in Italia il merito ha il peso di una piuma. E visto che merito vuol dire capacità, non possiamo meravigliarci di essere spesso e in tanti settori in mano a degli incapaci. Chi occupa un ruolo importante e pieno di responsabilità sociali, ma raggiunto attraverso le antiche vie scorrette e corrotte che conosciamo o con un modernissimo meccanismo informatico, ha risolto sicuramente i suoi problemi, ma altrettanto sicuramente non è in grado di risolvere i nostri! Serve formazione, cultura ed esperienza per arrivare alla competenza. Non marketing. 

 

 

 

Dicembre 2011                                                 

Dov’è finito il talento in Italia? Certamente non dove pretende di essere. Non è sugli schermi, non è sugli scranni, non è sulle pagine, non è nelle idee né nel modo di comunicarle. Il nostro territorio è stato intriso da troppe piogge acide, invaso da così tanta gramigna, che la rara bellezza stona. E bonificarlo è ogni giorno più difficile, perché il tempo dà alla mala erba il suo nutrimento più forte e subdolo: l’abitudine. Inesorabilmente, poco a poco, non ci si accorge più che il talento non c’è. Quando si comincia a ridere per la sua mancanza - e se ti diverti perdoni - quando si giustifica per giustificarsi, quando non si critica perché non si vuole essere criticati, non è solo ghiaia che sfugge, è l’inizio della valanga. Il 'personaggio'  non sa fare niente? Il politico fa una gaffe dietro l’altra?  Qualche giornalista scivola su uno svarione linguistico? Certo che si nota e si cattura l'attenzione, ma se l'attenzione non condanna, non genera né la correzione né la rimozione. Anzi, si sottolinea e si promuove. Perché?  ..perché, dai.. è divertente! Credo che divertente sia una delle parole più pericolose di questi ultimi anni, un velo frou-frou che impreziosisce ogni straccio. Divértere in latino significa distrarre, dunque evidentemente la pochezza ci distrae più della grandezza, che dopo il primo applauso ci affatica, ci annoia, a lungo andare ci irrita persino. La mediocrità invece, nella sua rassicurante identificazione, ci fa sentire a nostro agio, se non addirittura piacevolmente superiori. Cosi la base si allarga, l’indotto si mette in moto, e se una pernacchia fa il picco d’ascolto la prossima volta ce ne saranno due, se la gaffe del politico raccoglie titoli, se lo svarione giornalistico diventa moda, sarà tutto un fiorire di battute e svarioni. Nessun imbarazzo, basta smentire, o invocare l’ironia e la provocazione, e gli svarioni diventeranno neologismi. All’onore si è sostituita la visibilità, è questa la meta da raggiungere. Come? Non importa il come. Quello che provoca rispetto è il risultato. E dato che oggi, al contrario di una volta, il successo nasce dalla visibilità, parole e azioni saranno sempre più estreme per ottenerla. È finita la dualità fra essere e avere. Oggi basta esserci.

2/12/2011   enrica bonaccorti

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