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Via libera all'Inno? Mi dispiace molto. Decisione superficiale di chi ignora o non vuol sapere.. Ma a qualcuno in questo Paese interessa ancora la verità?.

19 Luglio 2017 , Scritto da enrica bonaccorti

Via libera all'Inno? Mi dispiace molto. Decisione superficiale di chi ignora o non vuol sapere.. Ma a qualcuno in questo Paese interessa ancora la verità?.

Mameli sarà inno ufficiale: via libera alla Camera

ROMA - La Commissione Affari costituzionali della Camera ha approvato all'unanimità il Canto degli italiani di Mameli come 

inno nazionale. 

 

Questo apprendo oggi. Mi dispiace. Ecco perché. 

Come dico e scrivo da quasi 20 anni.

 

 I N N O  D’ITALIA

 Approfondimento / Scoperta / Proposta

 

 

Vorrei sottoporre all'attenzione delle nostre Istituzioni un tema che ho iniziato ad approfondire durante i Mondiali del 1998, quando i giornali titolavano ‘Scandalo!’ per nostri calciatori che rimanevano a labbra serrate durante l’esecuzione del nostro Inno. In quell’occasione il nostro ex presidente Ciampi espresse il suo rammarico, ma edulcorò il suo giudizio per la difficoltà del testo, aggiungendo, testuale: “Il nostro Inno, sì, è una marcetta, ma ormai quando sento le prime note e quelle prime parole, Fratelli d’Italia, il mio spirito nazionale si alza automaticamente in piedi pronto a cantare con la mano sul cuore”. 

Fu esattamente questa la frase che mi fece scaturire un’idea, semplice e rivoluzionaria allo stesso tempo, sorprendente persino per chi l’ha pensata. Ma prima dell’idea, voglio condividere quello che è venuto fuori dal serio approfondimento sul nostro Inno che ho messo in atto da allora.

A iniziare dal titolo: quanti lo conoscono? 

Se lo si chiede, tutti rispondono 'Inno di Mameli'.

Quando comunichi che non è il vero titolo la prima reazione è di stupore, poi si azzarda: “Allora è ‘Fratelli d’Italia’...?” Alla notizia che neppure questo è quello giusto, arriva solo un attonito silenzio. Davvero pochi quelli conoscono il titolo esatto: "Il Canto degli italiani” di Novaro – Mameli.  

Fra l’altro mi chiedo: perché non lo si chiama caso mai 'Inno di Novaro?' cioè dell'autore della musica e non dell'autore delle parole, come è consuetudine, se non regola? 

Sarebbe come dire non l’Aida di Verdi ma l’Aida di Ghislanzoni, non il Flauto magico di Mozart, ma di Shikaneder!  I librettisti e non i musicisti! Strano davvero.. sembra quasi un ‘accanimento di paternità’.. e forse lo è... perché è altamente probabile che il cosiddetto ‘Inno di Mameli’ non sia stato scritto da Mameli! 

Molti indizi portano a considerare che il giovane Goffredo (19 anni) si sia attribuito la paternità di un testo scritto dall’anziano Priore del convento di Càrcare nell’entroterra savonese, dove la famiglia aveva collocato il ragazzo, ricercato dopo un pestaggio con un compagno. 

Un primo spunto di riflessione sono le lettere che in quei mesi Goffredo spedì dal convento all’amico Canale e alla madre, che documentano uno stile di scrittura povero, molti errori di grammatica e un autoritratto ben poco eroico-risorgimentale: “Sono arrivato ‘morto di sogno’ ma io qui me la passo benissimo, mangio per quattro, dormo molto, non faccio nulla, penso meno, e questo è l'ideale del mio Paradiso, spero che voialtri farete altrettanto!” 

A parte i concetti non proprio eroici, questo era lo stile del ragazzo Goffredo, che negli stessi giorni, avrebbe scritto il nostro Inno, con uno stile ben lontano da quello dei versi che conosciamo, in ritmo senario, con i numerosi riferimenti colti di chi ha fatto studi approfonditi su secoli e secoli di storia. A partecipare famoso ‘elmo di Scipio', il testo è costellato di rimandi di grande cultura difficili da ascrivere a un 19enne focoso. 

Oltre le congetture, quello che è certo è il racconto che lo stesso Michele Novaro, il musicista, fece anni dopo in occasione di una commemorazione di Mameli: il testo del nostro Inno gli arrivò proprio da quel convento di Carcare tramite Ulisse Borzino che, mentre stava andando a Torino, era passato a trovare il comune amico Goffredo. 

Questi glielo affidò chiedendogli di portarlo a Novaro 'da parte sua' e che provasse a musicarlo. Borzino trovò il ventiduenne Michele Novaro a una riunione a casa di Lorenzo Valerio, esponente dei liberali piemontesi. Appena Novaro lesse i versi, cominciò subito a comporre la musica ma “nella mia agitazione rovesciai la lucerna sul cembalo e per conseguenza anche sul povero foglio”. Un 'foglio' arrivato 'da parte di'. Ma scritto da..? 

Padre Atanasio Canata, il Priore del convento di Càrcare da cui era partito il prezioso povero foglio, era conosciuto proprio come erudito letterato, prolifico autore di orazioni e versi in ritmo senario che richiamano quelli del nostro inno in modo inequivocabile. “La Patria chiamò” così conclude una delle sue odi. E così lo analizza un autorevole storico contemporaneo,  il professor Aldo Mola, esperto della nostra storia risorgimentale: “Tutte le sue opere sono infuse del cristianesimo liberale di ispirazione giobertiana, lo stesso che si ritrova nell’Inno: 'l’unione e l’amore / rivelano ai popoli / le vie del Signore'. A noi rivelano che l’autore era un papista, non un rivoluzionario mazziniano”. Incredibili poi alcuni versi del Priore del convento che fanno perlomeno riflettere: “Meditai per la Patria robusto un canto / ma venali menestrelli si rapìan dell’arte il vanto / Sulla sorte dei fratelli / non profuse allor che pianto / e aspettando nel suo cuore / si rinchiuse il pio cantore” e addirittura in un appunto: “E scrittore sei tu? Ciò non mi quadra, una gazza sei tu, garrula e ladra". Intuibile il destinatario...  

Ma se si ripercorre la storia de “Il Canto degli italiani” emergono molte altre cose interessanti e curiose. Per esempio che già pochi mesi dopo la sua prima esecuzione, si pensò di sostituirlo: Mazzini chiese una nuova musica a Giuseppe Verdi, e pensò di affiancargli il giovane Mameli per le parole, visto il 'talento' dimostrato. Ma il testo proposto dal ragazzo Goffredo, dall’aggressivo titolo ‘Il Canto di guerra’, non fu, per usare un eufemismo, molto apprezzato, e fece la stessa fine rovente del foglio sul cembalo di Novaro, finendo, questa volta non accidentalmente, nel fuoco di un camino.  Così rimase ‘Il Canto degli Italiani’, destinato a divenire di lì a poco ‘l’Inno di Mameli’ per la morte prematura del ragazzo: ferito accidentalmente in modo non particolarmente grave a una gamba dalla baionetta di un commilitone, come egli stesso scrisse alla madre, venne curato male, si decise troppo tardi l'amputazione della gamba e morì poco dopo per la sopravvenuta infezione il 6 luglio 1849 a soli 21 anni.

Attorno a Mameli crebbe la leggenda, l'eroe morto in battaglia e il grande poeta! In due giorni diventò il campione di una realtà che non era la sua. Inno compreso.

Insomma: noi ci teniamo un Inno che non ci piace, difficile da capire e difficile da ricordare, lo chiamiamo non con il suo vero titolo "Il canto degli italiani" ma ‘Inno di Mameli’ col nome di un più che probabile falso autore, e non della musica, che di regola individua il brano, ma delle famose e fumose parole. Mi sembra che ci sia molto su cui riflettere. 

E proprio riflettendo su tutto questo e partendo dalle parole di Ciampi, ecco l’idea semplice rivoluzionaria e sorprendente anche per chi l’ha avuta: mantenendo la musica e le prime irrinunciabili parole ‘‘Fratelli d’Italia’’, si potrebbero cambiare le altre? Sì, nulla vieta di adeguarlo

In altre nazioni l’hanno fatto, Belgio e Polonia fra gli altri, ma l’esempio più forte ci viene dalla Russia, dove, nello smantellamento di tutti i simboli riconducibili al passato comunista, si era sostituito l’Inno tradizionale con uno nuovo di zecca, che non fu accettato dal popolo. Il governo decise allora di tornare a quello tradizionale, ma lasciando solo la musica e cambiando il testo adeguandolo al presente. Il popolo, già abituato a quelle note, lo approvò subito e tuttora per tutti i russi rappresenta la nazione. 

Dunque si potrebbe intervenire allo stesso modo anche in Italia, sempre rispettando gli alti concetti e la grande storia che hanno portato all’indipendenza il nostro Paese. Come suggeriva Ciampi, non cambierei quel perfetto ‘Fratelli d’Italia’ che così positivamente ci identifica, le sole parole del testo belle e giuste, le uniche in grado di stimolare il senso di appartenenza che un Inno richiede. 

Perché, senza arrivare a strofe che non si pronunciano mai, come “il ‘sangue polacco bevè col cosacco” oppure “i bimbi d’Italia si chiaman Balilla”, il testo del  nostro Inno non ha un solo verso che possa trasmettere un’aggregante emozione nazionale. Al contrario… 

Basti pensare a quel “schiava di Roma” che anche per quanti (quanti?) hanno capito il riferimento alla Vittoria, è comunque automaticamente non inclusivo, se non respingente. E non ci si può certo entusiasmare dichiarando ripetutamente “siam pronti alla morte siam pronti alla morte” oppure cantando la seconda strofa: “noi siamo da secoli calpesti e derisi”.  

Forse per questo, da quando è ‘tornato di moda', ripetiamo sempre la prima strofa al posto della seconda? Con quelle parole sarebbe più facile deprimersi che entusiasmarsi. 

Credo che da un Inno ci si debba aspettare altro.  

Ma nel nostro Paese qualsiasi proposta alternativa ha trovato silenzio, fastidio se non indignazione, e tanta ironia. Perché nessuno si è mai voluto far carico di un approfondimento? Forse perché sarebbe impopolare? 

“Giù le mani dall’Inno di Mameli!”  Questa è l’unica risposta. 

La verità, quando è scomoda, non la si cerca per paura di trovarla… Peccato, perché credo che in questo Paese ci sia un gran bisogno di verità. Forse fare questa ‘rivoluzione’ intorno al nostro Inno stimolerebbe la rinascita di quell’orgoglio nazionale che dà forza e coesione ai popoli nei momenti difficili, e senza invocare né la morte né la ‘coorte’. 

Da semplice cittadina che non resiste alla passione per le sue idee e per il suo Paese, spero che qualcuno trovi il coraggio di... avere coraggio, e affrontare la semplice verità: ci sono forti probabilità, quasi evidenze, che il nostro Inno nazionale, il cosiddetto ‘Inno di Mameli’, non sia di Mameli. Non credo sia giusto licenziare senza vaglio e approfondimento un simbolo così importante, che fuori da ogni logica, ma forse non a caso, è rimasto ‘provvisorio’ per un tempo così lungo, Ma ora, in raro accordo trasversale, la politica dichiara “viva soddisfazione per il disegno di legge Mameli”. 

Viva soddisfazione di essere rappresentati da un falso? Almeno fosse un capolavoro.           

Grazie per l’attenzione   Enrica Bonaccorti 

                                                                                                                      

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susanna garavaglia 07/20/2017 14:00

..grazie Enrica per tutte queste informazioni che io, prima di averle lette da te, ignoravo.. C'é una tua frase che mi colpisce tra tutte "La verità, quando è scomoda, non la si cerca per paura di trovarla…" Rimanere nell'ignoranza per paura di cambiare e di trasformarsi é quanto di più triste ci sia. Io su questo argomento sono rimasta nell'ignoranza perchè proprio ne "ero" ignorante ma é assurdo pensare che come macchinette e macchiette continuino a ripetere parole senza anima e a venderle a se stessi e al mondo come inno nazionale. Come é assurdo che se ne mistifichi la paternità. Mi pare di avere letto da qualche parte che tu avevi una proposta alternativa..Ecco, lo riporti nella seconda parte di questo post sul tuo blog. Sarebbe stato perfetto! Perché questa paura delle alternative, oltre che della verità?