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Chiamarsi Ariel

16 Febbraio 2015 , Scritto da enrica bonaccorti

Quando aspettavo mia figlia, non c’erano ancora gli strumenti per sapere il sesso del nascituro, dunque i nomi ipotizzati nell'attesa si declinavano sia al maschile che al femminile.  Avendo escluso quelli di famiglia, ero alla ricerca di un nome per il lui o la lei che stava arrivando, e mi sembrò di averlo trovato in ‘ARIEL’.  Sarebbe andato bene fra l’altro sia per un maschio che per una femmina, evocava lo spirito buono dell’angelo della  Tempesta , e un angelo non ha sesso, e la Sirenetta era ancora di là da venire.. Insomma, mi piaceva e mi sembrava il nome perfetto. Solo a me però. Fra le varie opposizioni familiari, mi colpì una riflessione di mia madre, persona battagliera, sempre solidale con le minoranze, quasi rivoluzionaria. Ma in quell’occasione mi disse: “Attenta a non dare troppo peso a tuo figlio o figlia che sarà, con questo nome. È un nome ebraico, potrebbe portare problemi”. Ricordo il mio stupore, eravamo a metà degli anni settanta, possibile ci fosse ancora questo timore? Forse per chi come mia madre aveva attraversato il terribile periodo delle leggi razziali, delle persecuzioni, la seconda guerra mondiale, le ferite erano ancora vive, pensai.. comunque alla fine andai sull’agenda, cominciai a sfogliarla dal 1° gennaio in poi, e già al 1° febbraio trovai una mai prima sentita ‘santa Verdiana’ che mi colpì. Nacque femmina e la chiamai Verdiana. Mi è tornato in mente in questi giorni, vedendo lo scempio del cimitero ebraico, sentendo di tanti ebrei che lasciano la Francia, minacce, attentati, morti.. Forse aveva ragione mia madre? Eppure io sono sempre stata orgogliosa che il cognome di mia nonna fosse Salomone e mio padre si chiamasse Ettore Abramo. Dal mio punto di vista squisitamente laico, mi è sempre sembrato un arricchimento. 

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Valentina74 02/18/2015 01:33

Sicuramente la fermezza di tua mamma era data dal vissuto e ad oggi come non poter riflettere....Penso che a volte i nomi seguano proprio le persone, io che mi chiamo Valentina sono un proprio così, Va lentina, un diesel in tante cose, ma il fatto di andare piano non vuol dire non arrivare. Quando presi il mio gatto al canile non avevo pensato a nessun nome, l'avrei scelto guardandolo nel musetto. Così l'ho chiamato Thomas e solo dopo anni lessi su un libro che significa " colui che è uguale" ed io che lo vivo da tanti anni, posso dire che è proprio così.
In numerologia anche le lettere di nome e cognome sommando fra di loro, sono come una carta di identità dove si può capire anche diverse sfaccettature di una persona.
Il nome Ariel non le è stato dato, ma se si fida, e affida a questo angelo, avrà un valido amico al suo fianco.