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Fine-vita basta tifo e ideologie spazio a ragione e scienza

20 Marzo 2014 , Scritto da enrica bonaccorti

Il Presidente Napolitano chiede un sereno e approfondito confronto di idee sul tema del cosiddetto ‘fine-vita’, ed è quello che tutti ci auspichiamo per dare una base strutturata a eventuali interventi legislativi, che senza fondate indagini e competenti ricerche potrebbero aggiungere problemi invece che risolverli. Ma da qualche anno mi sembra si voglia ridurre il dibattito a uno scontro fra due diverse fazioni, improntate a scelte aprioristiche, con riferimenti alle ideologie e alla fede. Non si ragiona, si fa il tifo, sembra non si voglia saper nulla che possa incrinare il manicheismo a cui sembra obbligatorio adeguarsi. Forse perché c’è una diffusa ignoranza sull’argomento, trattato anche nelle sedi di più alta responsabilità con evidente non conoscenza né dei termini con cui parlarne né dei necessari aggiornamenti sulla materia. Come pensare che possa legiferare bene chi padroneggia male un tema così delicato e così articolato? Fino a cinque anni fa mi sarei automaticamente fidata e avrei sposato senza esitazione ogni iniziativa che permettesse di ‘staccare la spina’ come normalmente si dice.
Oggi, pur mantenendo la stessa convinzione all’autodeterminazione, dopo l’approfondimento sul tema che ho dovuto operare per la stesura di un mio libro che, pur non essendo un trattato ma un romanzo, si muoveva in questo territorio clinico con molte informazioni sul tema, mi permetto di chiedere di abbandonare il tifo e dare spazio alla ragione. Non per gloria ma per giustificare questo mio intervento, aggiungo che il libro in questione “L’uomo immobile” edito da Marsilio, è stato incluso dal Ministero della Salute nel novero delle pubblicazioni che hanno più correttamente divulgato una sindrome clinica, e nei ringraziamenti finali appaiono nomi di accreditati neurologi. In una parola, tutto quello che ho appreso e scritto è scientificamente corretto. Ma noi cittadini, su un tema etico così importante, siamo tenuti in un’ignoranza scientifica tale a cui con facilità e spregiudicatezza la politica può mettere in testa un cappello coi paraocchi, fino ad arrivare a parlare di possibili gravidanze o all’opposto di ‘povere patate’. Che vergogna in tutti e due i casi. Di questi tempi sembra quasi che la Chiesa Cattolica sia più aperta della attuale legislazione italiana. Presentando il prossimo Cortile dei Gentili sul ‘fine vita’ che si terrà il 28 marzo alla Camera dei Deputati, il cardinale Gianfranco Ravasi che ne è l’organizzatore, si è così espresso: “Le questioni bioetiche meritano continui approfondimenti e non è possibile affidarsi, come sovente capita, a slogan e semplificazion
i””. Nel leggere le sue parole, non ho potuto non pensare a chi, dopo aver letto ‘L’uomo immobile’ mi ha chiesto: “Non ho capito se lei è pro-vita o pro-morte..” ProVercelli! ho risposto desolata, in linea con il senso di tifoseria che si è instaurato su questo delicato argomento. Se vogliamo affrontare seriamente l’argomento, dovremmo sapere di che e soprattutto di chi si parla, e se non è certo nostro dovere informarci, è sicuramente un nostro diritto avere informazioni corrette, spesso molto diverse da quelle che circolano abitualmente di bocca in bocca, anche in quelle più autorevoli.. Papa Francesco ci ripete in mille modi che bisogna prestare attenzione alle questioni concrete, che i casi umani devono superare i dibattiti, anche in ambito teologico. Figurarsi in questo complesso campo neurologico, in cui c’è veramente ‘caso e caso’. Seguendo questa linea di pensiero, credo che il primo impegno di uno Stato, mentre si documenta a fondo sulla materia, dovrebbe essere il sostegno alle migliaia di famiglie che in casa, a volte per anni, con infinito amore e infinito sacrificio si occupano di un loro caro. È questa l’emergenza, ma si può capire solo se si considerano questi nostri concittadini malati dei grandi disabili e non degli inutili moribondi.

 

 

Roma – 19 marzo 2014                                                                   enrica bonaccorti

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